Berlusconi apre il comizio a Udine ma dalla piazza fischi e contestazioni

L’ex premier è salito sul palco davanti a tremila persone in piazza San Giacomo. «Siete invidiosi, noi siamo i più belli»

UDINE. É salito sul palco con un'ora di ritardo davanti a oltre tremila persone. Silvio Berlusconi aveva da poco cominciato il suo comizio in piazza San Giacomo a sostegno della candidatura alle elezioni regionali di Renzo Tondo, alle provinciali di Pietro Fontanini, e alle comunali di Adriano Ioan, quando numerosi giovani, ma anche mamme, persone un po' attempate, trentenni arrabbiati perché pur avendo due laueree non trovano lavoro, hanno iniziato a urlare "Buffone, vai a casa". Le urla e i fischi sono proseguiti per tutta la durata dell'intervento dell'ex premier. Tra i contestatori anche un gruppo con bandiere rosse subito separato dal cordone della polizia. Nella metà della piazza arrabbiata anche qualche militante del Movimento 5 stelle.  Non sono mancati momenti di tensione soprattutto quando una contestastrice è stata schiaffeggiata da un sostenitore di Berlusconi perché fischiava. Il comizio, comunque, si è chiuso senza incidenti.

Duro il commento del segretario del Pdl, Angelino Alfano: "Grande Berlusconi dinanzi alla vergognosa gazzarra di Udine. Ha risposto con calma e humour alle provocazioni di manipoli, mascalzoni antidemocratici. E' grave - e qui mi rivolgo al ministero dell'Interno - che non si garantisca in Italia la possibilità di tenere liberamente e serenamente incontri pubblici senza essere oggetto di violenze verbali. Solo per il senso di responsabilità di Berlusconi e dei nostri militanti e simpatizzanti questi attentati alla libertà non degenerano in scontri. La sinistra condanni questa inciviltà".

Dal palco è arrivata la replica del Cavaliere. «Siete invidiosi – ha detto dopo aver sottolineato che in vent'anni di vita politica nè lui nè il centrodestra hanno mai interrotto alcuna manifestazione – e dovreste guardarvi allo specchio. E poi noi siamo anche più belli».

Le proteste sono proseguite al grido di «in galera».

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