Caso Sauvignon, otto archiviazioni: c’è anche Gigante

UDINE. Il lungo silenzio calato sul caso del presunto Sauvignon dopato, dopo l’invio in tribunale del pacchetto di patteggiamenti - poco meno di una quarantina - concordati tra Procura e difese, si è interrotto con il deposito dei decreti di archiviazione che lo stesso gip chiamato a esaminare le istanze ha intanto disposto nei confronti di cinque indagati e tre aziende.
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A sfilarsi dall’inchiesta avviata quasi due anni fa dalla Procura di Udine per l’ipotesi di frode nell’esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine, sono Adriano Gigante, di Corno di Rosazzo, l’allora presidente del Consorzio Colli orientali del Friuli che, all’indomani dell’avviso di garanzia, decise di autosospendersi dall’incarico, Filippo Butussi, di Corno di Rosazzo, Michele Specogna, di Premariacco, e Milano e Denis Miklus, di San Floriano del Collio.
Caduta l’accusa a loro carico, viene meno anche quella contestata alle loro aziende. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nas e dall’Antifrode, con il coordinamento del pm Marco Panzeri, non hanno fatto emergere nel loro caso «elementi concreti – scrive il gip Emanuele Lazzàro – in grado di attestare l’impiego effettivo del preparato di Ramon Persello».
E cioè del chimico e consulente di Attimis che realizzava e vendeva una sorta di esaltatore di aromi - non nocivo alla salute, ma neppure previsto dal disciplinare di produzione dei vini Doc -, a sua volta indagato. «Gli interrogatori – ha spiegato l’avvocato Carlotta Campeis – hanno chiarito le contestazioni e dimostrato l’assenza di contatti con Persello o, comunque, rapporti minimi e privi di penale rilevanza».
Per tutte le altre posizioni, il procedimento prosegue. «È un numero di posizioni molto inferiore a quelle per cui abbiamo presentato al gip materiale molto più corposo – ha detto il procuratore Antonio De Nicolo –. Per ora non intendo aggiungere altro e consentire al gip di decidere in assoluta serenità».
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