Caso Sauvignon: patteggiano in 41 fra persone e aziende agricole

UDINE. Si è chiusa nel pomeriggio di oggi, martedì 17 ottobre, l'udienza davanti al gip del tribunale di Udine per la definizione dei patteggiamenti di quasi tutti gli indagati - 41 tra persone fisiche e aziende agricole - coinvolti nell'inchiesta sul Sauvignon "dopato".
L'accusa formulata dal pm Marco Panzeri era per tutti la frode nell'esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine.
IL CASO SAUVIGNON, TUTTE LE TAPPE DELLA VICENDA
A scegliere la via del patteggiamento è stato anche Ramon Persello, il consulente bioclimatico cui si deve l'invenzione del preparato - un esaltatore di aromi - adoperato dai vignaioli sotto inchiesta per migliorare i propri vini.
Una sostanza non pericolosa per la salute, ma non prevista dal disciplinare di produzione dei vini Doc.
Difeso dall'avvocato Luca Ponti, Persello ha chiuso con una pena patteggiata di 6 mesi, sospesa con la condizionale e valevole anche per le inchieste avviate dalle Procure di Terni, Chieti e Lanciano dopo la trasmissione degli atti dai colleghi di Udine.
In un comunicato la Procura sottolinea come "l'intervento di questa Procura della Repubblica, oltre a porre termine a un fenomeno illecito, per quanto non nocivo per la salute dei consumatori, si è risolto in ultima analisi in una forma di tutela e garanzia per un settore economico di primaria rilevanza per il Friuli Venezia Giulia".
E i produttori di Sauvignon spiegano di aver scelto "la via dell’accordo con la Procura per dedicarsi con tutte le loro forze alla qualità del prodotto ed alla tutela del loro marchio.
E’ prevalsa unanimemente - sottolineano - la convinzione che un’applicazione di sanzione sostitutiva pecuniaria avrebbe evitato una impegnativa, in termini di tempo e denaro, verifica dibattimentale degli assunti accusatori.
Così valutata la vicenda, con reciproci sacrifici delle parti, il pagamento di una “multa” evita - a detta dei produttori - un impegnativo confronto fra accusa e difesa in aule di giustizia e quindi una pubblicità protratta nel tempo (tre almeno i gradi possibili) che non avrebbe giovato comunque, qualunque fosse stato l’esito, all’economia regionale"
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