Cinque nuove aperture di negozi in pochi giorni: boccata d’ossigeno per il centro di Udine
Si tratta di tre rivendite di articoli di abbigliamento, di un bar e di una pasticceria. Il vicesindaco Venanzi: «Positivo segnale di vitalità»

Cinque nuove attività commerciali inaugurate nel cuore della città nell’arco di una sola settimana. Un dato che, secondo l’amministrazione, rappresenta più di una semplice coincidenza, ma – è la teoria – il segnale di un fermento imprenditoriale che torna a farsi sentire nel centro storico dopo anni di desertificazione e chiusure.
A fare notizia sono le recenti aperture di due nuovi negozi di abbigliamento: J-Square (marchio del gruppo Arteni) in piazza San Giacomo e Scout in via Rialto, al posto della storica profumeria Limoni. Due realtà che arricchiscono l’offerta di abbigliamento in città puntando su un pubblico giovane.
Il rinnovamento coinvolge anche altri settori. In via Mercatovecchio ha riaperto lo storico Barcollo, locale già noto nel panorama cittadino, che ha come obiettivo quello di diventare nuovamente punto di riferimento per studenti e residenti. La sua presenza contribuisce a ravvivare una zona che negli ultimi anni ha vissuto fasi alterne, tra slanci di rilancio e momenti di stasi.

In via Sarpi ha invece inaugurato Swap and Shop, un concept store ispirato ai valori della sostenibilità e del riuso di qualità, dando spazio a un modo nuovo di intendere lo shopping, più consapevole e meno impattante. Una proposta originale, che, anche in questo caso, strizza l’occhio a un pubblico giovane e attento ai temi dell’economia circolare. Chiude il quintetto delle novità Crave Food Bakery, in via Giovanni da Udine, un laboratorio di pasticceria americana con un’offerta che spazia dai dolci alle alternative vegane, senza glutine e senza zucchero.
Le nuove aperture sono state accolta con entusiasmo dall’amministrazione comunale, che ha voluto partecipare direttamente al taglio del nastro. Il vicesindaco Alessandro Venanzi, presente a tutte e cinque le inaugurazioni, ha sottolineato il valore simbolico e concreto di questi nuovi investimenti: «Si tratta di un bel segnale di vitalità per il cuore di Udine – ha sostenuto –, che continua a rimanere attrattivo per gli investitori e dimostra un dinamismo che qualifica un’attività commerciale in salute. Le dinamiche cittadine stanno evolvendo: da una matrice prettamente commerciale si sta passando a un più ampio bagaglio di servizi del terziario».
Tutti segnali, secondo l’assessore, che raccontano di un centro storico ancora vivo, nonostante le evidenti difficoltà. Negli ultimi anni, infatti, la situazione del commercio udinese è rimasta sotto pressione. Secondo i dati dell’Osservatorio di Confcommercio, tra il 2012 e il 2024 si è registrata una perdita netta di 128 negozi al dettaglio nel solo centro storico, con una media di circa un’attività chiusa ogni mese. Un calo accentuato dalla pandemia, che ha colpito in misura maggiore le aree centrali rispetto alla periferia.
Il settore dell’ospitalità ha tenuto meglio: in centro il numero dei ristoranti è cresciuto passando da 129 nel 2012 a 173 nel 2024, segno di una trasformazione del tessuto urbano, che punta sempre di più su esperienze e socialità, oltre che sullo shopping tradizionale.
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