Corsa contro il tempo per aprire i sentieri distrutti dalla tempesta: ecco i percorsi inagibili

Il Cai ha già ripristinato il 70 per cento dei tracciati resi impraticabili a fine ottobre. Ancora critica la situazione in val Dogna, a Sappada e nel Pordenonese

La tempesta Vaia ha trasformato i boschi in campi di battaglia. Alberi caduti, smottamenti e frane avevano reso inagibili molti sentieri distribuiti lungo 4.500 chilometri. I danni si sono visti dall’inizio della primavera quando decine di volontari e di iscritti alle sezioni del Club alpino italiano (Cai) hanno iniziato a pattugliare le montagne. La fotografia era drammatica, ma i montanari si sono rimboccati le maniche e hanno vinto una vera e propria sfida contro il tempo.

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«Nella nostra sezione il 70 per cento dei sentieri inagibili sono stati riaperti». Il presidente del Cai di Tolmezzo Alessandro Benzoni lo afferma con certezza perché, ogni giorno, si ritrova a inviare squadre specializzate e di volontari nelle vallate carniche. Altrettanto fa il segretario della commissione Sentieri, rifugi e opere alpine, Pier Giorgio Tami: in Friuli Venezia Giulia restano da sistemare 35 tracciati. L’elenco che riportiamo nella tabella viene aggiornato settimanalmente sul sito del Cai regionale.

Vaia si è accanita soprattutto a Sappada, in val Dogna tutt’ora irraggiungibile per frane, in val Pesarina, sulle Alpi carniche e nel Pordenonese. La strada forestale che da Pradibosco conduce a casera Mimoias era coperta di tronchi. Recentemente è stato aperto il sentiero da Pian di casa. Lo scenario era lo stesso anche lungo il tracciato che da Bordaglia di sotto (Forni Avoltri) conduce in Bordaglia di sopra, anche qui sono al lavoro le squadre specializzate.

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Comeglians 01 Novembre 2018 mal tempo Agenzia Petrussi foto Massimo Turco

«Servirà un mese per rendere accessibili sia la zona di Mimoias che quelle di Bordaglia», spiega Benzoni, ricordando che in alcuni punti devono intervenire esperti del settore. Il presidente della sezione Cai di Tolmezzo raccomanda a tutti coloro che segnalano sentieri danneggiati di non intervenire: «Decidiamo noi come e dove agire. In certi punti è troppo pericoloso impiegare i volontari e per questo vanno utilizzate le squadre attrezzate».

Le stesse che hanno riaperto il sentiero che porta al rifugio De Gasperi, non farlo avrebbe compromesso l’attività della struttura che ha aperto ieri e, per l’occasione, la sezione Cai di Tolmezzo ha organizzato la pulizia del sentiero. In zona i 316, il 201 e il 231 sono aperti, il 202 è percorribile solo dal bivio con 201 a malga Mimoias, il 203 da malga Mimoias a Clap piccolo, mentre il 321 non presenta ostacoli fino alla forcella di Creta forata. Va comunque prestata attenzione in corrispondenza di zone franose anche perché sopra una certa quota si rischia di trovare ancora la neve. E se il 232 è percorribile nonostante sia in parte coperto dalla neve, il 317 è accessibile da bivio 316 al passo dell’Arco.

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In questo momento la situazione più grave resta quella di Sappada dove diversi sentieri sono chiusi. L’ordinanza comunale è ancora in vigore. Dalle Pesarine al passo Elbel non si arriva. «Tempo un mese e saranno accessibili», assicura Benzoni, invitando gli escursionisti a informarsi sulla situazione dei tracciati che intendono percorrere prima di organizzare le uscite. Possono visitare il sito internet del Cai regionale dove trovano l’elenco dei sentieri inagibili aggiornata a qualche giorno prima. Possono anche contattare i responsabili delle sezioni Cai visitando i rispettivi siti, le pagine Facebook o inviando una mail. La cautela non deve mai venire meno. Tra i sentieri chiusi spicca per notorietà il tracciato che porta il nome d Tiziana Weiss, nella zona del monte Pura. Fino a pochi giorni fa era interrotto in un paio di punti anche il sentiero Corbellini. «In tre giorni – sottolinea Benzoni – le guide alpine hanno rifissato i cavi che avevano ceduto». E sul sito internet si legge: «È solo necessaria un po di attenzione per alcuni ponticelli caduti sempre in zone protette da funi e per la neve che, per ancora un po di tempo, coprirà almeno uno dei canali».



Critica la situazione in val Dogna irragiungibile da quattro mesi. «Anche il rifugio Grego che per i rifornimenti fa capo alla val Dogna è chiuso», fa notare Tami ricordando che oltre alla struttura di proprietà del Cai, in questa zona, sono in difficoltà pure le aziende agropastorali e gli agriturismo. Gli schianti non sono mancati neppure tra le trincee del Pal piccolo. Il monte è accessibile. Alcuni sentieri sono agibili altri meno: il tracciato che parte da Monte Croce carnico non è percorribile.


Non va meglio nel Pordenonese dove solo da qualche giorno è stata riaperta la viabilità che conduce al rifugio Pordenone. «Ora possiamo andare avanti a pulire per riaprire i sentieri nella zona», continua Tami soffermandosi sulla situazione del rifugio Pussa raggiungibile solo a piedi. «La strada non c’è più, il rifugio ritarderà l’apertura». Tami lo fa notare per ribadire che «le strade sono un veicolo importante per garantire la manutenzione nelle vallate secondarie». Solo ora, infatti, il Cai riesce ad avere un quadro più chiaro sulle condizioni dei rifugi nel Pordenonese. Le squadre lavorano anche nelle zone adiacenti alle casere Casavento e Pradut. «Il rifugio Maniago, assicura l’ex presidente regionale del Cai, Antonio Zambon – è aperto, le escursioni fino al Pacherini nel parco delle Dolomiti friulane sono garantite».
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