Donne uccise, maltrattate, offese: il vaccino per sconfiggere la violenza si chiama cultura

Il messaggio dalla Casa di via Pradamano dove si incontrano e confrontano diverse associazioni culturali e sociali

UDINE. Si celebra la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. I femminicidi in Italia da inizio anno sono stati 91: una donna uccisa ogni tre giorni. Il lockdown ha visto triplicare il fenomeno, ha sottolineato il presidente del consiglio Conte. Ma il fenomeno è mondiale: il segretario dell'Onu Antonio Guterres lo ha definito "una pandemia ombra".

Perché il 25 novembre

Per scoprirlo, serve tornare indietro al 1960. Il 25 novembre di quell'anno, infatti, tre sorelle furono uccise dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. Dopo essere state fermate per strada mentre si recavano in carcere a far visita ai mariti, furono picchiate con dei bastoni e gettate in un burrone dai loro carnefici, che cercarono di far passare quella brutale violenza per un incidente. All’opinione pubblica fu subito chiaro che le tre donne erano state assassinate.

Udine, una panchina rossa per ricordare i casi di violenza sulle donne

Patria, Minerva e María Teresa Mirabal — questi i loro nomi — erano, infatti, conosciute come attiviste del gruppo clandestino Movimento 14 giugno, inviso al governo. A causa della loro militanza, nel gennaio del 1960, furono anche arrestate e incarcerate.

Vent'anni più tardi, il 25 novembre del 1981 avvenne il primo «Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche» e da quel momento il 25 novembre è stato riconosciuto come data simbolo. Nel 1999 è stato istituzionalizzato anche dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre, come ricorda questo approfondimento della Bbc. Un ulteriore passo in avanti è stato fatto con il riconoscimento della violenza sulle donne come fenomeno sociale da combattere, grazie alla Dichiarazione di Vienna del 1993.

I dati in provincia di Pordenone
In tre anni sono quadruplicati gli ammonimenti mossi dal questore di Pordenone per casi di stalking e sono raddoppiati quelli per condotte di violenza domestica. Comparando i numeri del 2019 e con quelli di quest’anno sui reati perseguiti invece in provincia di Pordenone, si osserva una notevole riduzione.

Nel dettaglio, fra gennaio e settembre 2019 erano stati denunciati 42 casi di stalking, mentre fra gennaio e settembre di quest’anno sono stati aperti 25 procedimenti per atti persecutori. Si è assistito a una drastica riduzione di denunce per maltrattamenti in famiglia: 15 nei primi nove mesi del 2020, 47 nello stesso periodo l’anno scorso. Anche le querele per violenza sessuale sono calate da 24 a 9 rispetto al 2019.

La Questura ha osservato che «l’attività di repressione degli atti persecutori, dei maltrattamenti in famiglia e delle violenze sessuali, in applicazione del cosiddetto Codice rosso, vede il costante impegno del personale della divisione polizia anticrimine e della squadra mobile di Pordenone, sotto l’egida e la direzione investigativa della procura».

Sono state adottate con maggiore frequenza le misure di prevenzione nell’ultimo triennio. Un fondamentale strumento operativo è il potere di ammonimento del questore: può essere adottato anche nei casi che costituiscono l’anticamera di reati più gravi, anticipando in questo modo la soglia di tutela. Nel 2018 sono state ammonite 8 persone per stalking, nel 2019 22, quest’anno sono state 33. Gli ammonimenti per i casi di violenza domestica sono passati da 13 nel 2018 a 17 nel 2019 a 22 quest’anno. In totale sono stati trasmessi 55 ammonimenti con un incremento del 160% rispetto al 2018 e del 40% rispetto al 2019.

La casa delle donne a Udine
Anche Udine ha la sua Casa delle Donne, una realtà con gemelle italiane e internazionali come Maison des Femmes, Casa de las Mujeres, Women’s House. Curioso che la parola “casa”, da cui la donna ha tentato di emanciparsi nel corso del Novecento, sia attribuita a un ambiente nato da donne per donne. Può venirci in aiuto Virginia Woolf con “la stanza tutta per sé”, luogo simbolo di una rivoluzione che sprigiona libertà economica e creativa, spazio concreto e interiore, in cui le pareti diventano varchi d’accesso alla cultura, tanto da farvi entrare una madre, moglie o figlia, e farvi uscire una scrittrice. Ecco allora che un’intera Casa delle Donne può moltiplicare e intrecciare quelle singole autonomie e creatività.

Inaugurata nel 2014, in sinergia con la Commissione Pari opportunità, che ha messo a disposizione, quale sede, l’ex alloggio di custodia della scuola Fermi in via Pradamano, la Casa delle Donne (intitolata a Paola Trombetti, volontaria delle Pari opportunità) è punto d’incontro, confronto, condivisione di diverse associazioni, ognuna con la sua storia e peculiarità.

Presieduta da Maila D’Aronco, promuove progetti volti alla pace, laicità e giustizia, e alla valorizzazione dei patrimoni culturali, con realizzazione di eventi e pubblicazioni. Pluridecennale è l’attività del Dars che, nel suo acronimo e intento, mescola “donne, arte, ricerca e sperimentazione”, generando mostre, libri ed eventi come il premio internazionale di poesia femminile intitolato a Elsa Buiese. Pubblicazioni e incontri attorno alla scrittura sono nati dal gruppo Anna Achmatova, su iniziativa di Marina Giovannelli.

L’associazione La Tela, laboratorio di convivenza tra donne italiane e straniere, è il frutto di un’azione condivisa tra le Donne in Nero e le Mediatrici Culturali. Il superamento di pregiudizi e disparità è la missione del movimento femminile “Se non ora quando?”. Nella Casa convergono anche le Donne Resistenti, l’Andos a sostegno delle donne operate al seno, l’Associazione endometriosi Fvg e il Progetto Zerotolerance contro la violenza sulle donne, avviato dall’amministrazione nel ’98. Cultura, benessere, società, memoria sono gli ambiti in cui si fa sentire l’attività della Casa delle Donne, dentro i suoi spazi e in vari luoghi della città, attraverso mostre, incontri, convegni. La produzione di pensiero critico nella letteratura, arte, storia e attualità della condizione femminile e della differenza di genere è promossa in particolare dall’importante Centro di Documentazione, ideato e curato da Rosanna Boratto, Giulia Rinaldi, Loretta Zorzi.

Anche la Casa delle Donne ha inevitabilmente subìto il rinvio delle attività, causa epidemia, ma idealmente le sue porte restano aperte, in attesa di nuovi incontri, auspicando una rinnovata valorizzazione da parte del Comune e delle altre istituzioni. Dalle sue stanze arriva il messaggio nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne: «Se ancora non disponiamo del vaccino anti-Covid, abbiamo a disposizione quello contro la violenza: la cultura».

La testimonianza in un libro
La voce di Ajla è la storia di un processo di riconoscimento che procede in parallelo: il ricovero di una madre, in catalessi in un letto d’ospedale, mette in moto nella figlia la ricerca delle proprie origini in un percorso che stravolge i confini tra il tempo e lo spazio e rimescola i vissuti di entrambe.

Arrivata a Parigi in fuga dalla guerra nella ex Jugoslavia, Ajla viene all’improvviso risucchiata da un passato che ha sempre voluto solo ingoiare, e il suo ricovero fa vedere per la prima volta ad Alina, sua figlia, un corpo solcato da cicatrici prodotte da tagli e sigarette. Nevicava anche quando la giovane donna aveva perso in un giorno tutto quello che era stato. «Nessuno poteva prevedere che la situazione sarebbe degenerata a tal punto. Per questo la gente si è fatta ammazzare a casa propria. Prima ancora che le armi, è stata l’incredulità di fronte alla follia umana a causare così tante vittime». Qui il romanzo du Aija

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