Genio della chimica e produttori di vino indagati per frode
UDINE. Mentre a Udine, il 10 settembre, si inaugurava “Friuli doc”, in 15 aziende agricole delle zone “Doc Collio” e “Colli orientali” e in due sparse tra Abruzzo e Umbria, i carabinieri del Nas e il personale dell’Ufficio antifrode procedevano al prelievo di campioni di mosto.
A mandarceli era stata la Procura di Udine, nell’ambito delle indagini avviate qualche settimana prima nei confronti di Ramon Persello. E cioè dell’enologo indicato dalla maggioranza degli addetti ai lavori, dentro e fuori regione, come un “genio” della chimica applicata alla produzione dei vini.
Quel giorno, il silenzio investigativo sulla “Sauvignon connection” veniva necessariamente a cadere, per consentire agli inquirenti la notifica agli indagati dei rispettivi avvisi di garanzia. Identica per tutti l’accusa: frode in commercio.
Reato che i produttori avrebbero commesso proprio perchè fautori delle innovazioni proposte da Persello: aggiungendo ai propri vini un preparato - non dannoso alla salute, ma altresì non previsto dal disciplinare di produzione di vini Doc -, in grado di esaltarne i profumi e renderli sempre e comunque concorrenziali. Anche nelle annate peggiori.
Proseguite anche dopo le perquisizioni, le indagini hanno via via aggiunto elementi ritenuti dagli investigatori «conferme importanti» per l’impianto accusatorio.
Gli esiti delle analisi di laboratorio condotte sulla trentina di campioni prelevati, intanto, hanno confermato la presenza di tracce, seppur minime, di sostanze sospette in soli tre casi. Il che, per quanto assurdo possa sembrare, ha dato agio di esultare tanto alle difese, quanto alla Procura.
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