Il delitto di Manzano: «Ho sofferto per Tatiana e anche per Paolo»

Marco Tulissi, fratello della vittima, fiducioso dopo la svolta nelle indagini e la decisione di chiedere il giudizio per Calligaris

«Soffro molto per la perdita di Tatiana e ho sofferto molto anche per l’amicizia interrotta con Paolo». Marco Tulissi non ama parlare, tantomeno della sua vita privata, e la tragedia che ha segnato per sempre la sua famiglia, strappandogli la maggiore delle due sorelle, ha finito per renderlo ancora più riservato. Facebook lo aveva aiutato a comunicare ugualmente con il mondo, attraverso una pagina dedicata al suo «angelo», «per ricordarla e chiedere giustizia», spiega. Ma da qualche giorno ha censurato anche quella. «È un momento estremamente delicato per noi – dice – e questa volta il silenzio mi pare quantomai opportuno, nel rispetto di tutti».

Il momento è quello della svolta nelle indagini della Procura di Udine sull’omicidio dell’11 novembre 2008. Quando Tatiana fu freddata con tre colpi di pistola sull’uscio della villa di via Orsaria, a Manzano, dove abitava con il compagno, l’imprenditore Paolo Calligaris. Aveva 36 anni ed era piena di progetti, compreso quello di diventare mamma. Chi e perchè l’abbia uccisa, da allora, è rimasto un mistero. Ora, però, il pm Marco Panzeri è pronto a sostenere in giudizio che a sparare fu proprio il suo convivente. La richiesta al gip di rinvio a giudizio dovrebbe imboccare oggi la via del tribunale. Poi, non resterà che attendere la fissazione dell’udienza preliminare e la decisione della difesa rispetto alla scelta processuale (rito abbreviato, oppure dibattimento davanti alla corte d’assise).

«Non abbiamo elementi per supportare o smentire ciò che abbiamo letto sul “Messaggero Veneto” (sull’edizione di mercoledì, ndr) – afferma Marco Tulissi, di due anni più giovane di “Tati” –. I documenti prodotti dalla Procura e che abbiamo letto in copia, in occasione della chiusura delle indagini preliminari, quando l’avvocato Laura Luzzatto Guerrini, che ci assiste, li chiese e ottenne, rivelano l’impressionante mole di lavoro svolto rispetto alle indagini che, nel 2012, portarono all’archiviazione del primo procedimento nei confronti dello stesso Paolo e del figlio Giacomo. Gli investigatori – continua – sono ripartiti da zero, con l’analisi della scena del crimine e una serie di altre attività, dalla raccolta di testimonianze ai sequestri e ad altri elementi, che non voglio e non posso citare».

È un plauso a scena aperta quello che la famiglia Tulissi rivolge a coloro che, negli ultimi tre anni, si sono spesi nella ricerca della verità. «Uno sforzo enorme – lo definisce Marco – prodotto dal pm Marco Panzeri, dal maggiore Fabio Pasquariello e dal brigadiere Edi Sanson. Nulla è stato lasciato al caso. Ho appreso particolari che non conoscevo e non avevo riscontrato nell’attività precedente. È questo – la conclusione – è per me motivo di fiducia rispetto all’aspettativa di una risposta di giustizia».

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