Il vino più gradito nello stand Fvg a Expo è tra quelli “dopati”

Le richieste sono superiori alle altre etichette del Collio. I sommelier: tra gli addetti ai lavori i timori sono fortissimi

MILANO. Ha fatto il giro di blog e riviste specializzate, è sulla bocca degli addetti ai lavori di mezzo mondo, ha inondato Facebook di centinaia di commenti, ma la Sauvignon connection friulana, con i suoi potenziali devastanti effetti, non ha ancora raggiunto la massa dei consumatori.

La coda per varcare la soglia del padiglione Vino a Expo, in un sabato in cui girano tra gli stand più di 150 mila persone, è ragguardevole, ma la gente si arma di pazienza e aspetta il proprio turno.

Al primo piano, nello spazio riservato al Friuli Venezia Giulia, i due sommelier dell’Ais fissi (siamo l’unica regione che offre questo particolare e apprezzato servizio), danno consigli agli appassionati su cosa assaggiare e riordinano le statistiche del periodo.

Le ha chieste l’Ersa per avere un quadro sulle bottiglie che vanno per la maggiore, per ottenere una fotografia dai contorni nitidi su quali vitigni puntare dal punto di vista promozionale.

E pare che il Sauvignon qua vada per la maggiore. Ironia della sorte quello più gradito (e assaggiato) è il fruttato di un’etichetta tra le coinvolte dall’inchiesta della magistratura. Addirittura le richieste proprio per quel Sauvignon sono di gran lunga superiori a quelle per gli altri bianchi e rossi di Collio, Grave e Colli Orientali.

«I consumatori non sono informati dello scandalo - dice uno dei sommelier del Friuli Venezia Giulia -, qua da noi arrivano tanti giapponesi, francesi, tedeschi e italiani di altre regioni, dalla Lombardia al Piemonte, dall’Emilia alle Marche, ma la vicenda è ancora “fresca” e non è uscita sui circuiti dei media nazionali. Le cose, in generale, stanno andando bene: siamo nell’ordine di 200, 300 assaggi al giorno dei vini di produttori friulani e giuliani che sono presenti a Expo in questo momento. È vero tantissimi ci domandano di provare i vari Sauvignon che abbiamo, noi consigliamo e indirizziamo. A tutti in particolare il tipo più fruttato, dove si percepiscono profumi intensi e il sapore è strutturato».

Guarda caso uno dei Sauvignon sul banco degli imputati, almeno così sostiene la Procura di Udine. Oltre al Sauvignon, il Friuli “vende” bene pure Ribolla gialla, un vino quasi sconosciuto fuori dai confini regionali e Malvasia. Seguono, tra i bianchi, Friulano e Pinot grigio, ma con numeri di degustazioni decisamente più bassi. Tra i rossi gli appassionati chiedono i più strutturati, quelli corposi, il cui gusto “resta in bocca”, come si dice in gergo.

Nell’ampio e luminoso padiglione Vino a Expo ovviamente sono rappresentati tutti i territori italiani e i sommelier della Fisar, la federazione nazionale, si dividono tra una regione e l’altra per seguire chi chiede informazioni su un determinato vino o vuole un assaggio. Tra i sommelier, naturalmente, il fattaccio friulano non è passato inosservato. Anzi, ne parlano tutti con una certa preoccupazione.

«Se dietro c’è un’inchiesta penale che ipotizza il reato di frode in commercio - afferma uno degli esperti - significa che esiste una possibilità concreta che il Sauvignon in questione sia contraffatto. Al momento dobbiamo basarci sugli elementi che abbiamo, sarebbe ingiusto emettere sentenze. La storia è venuta fuori pochi giorni fa, chissà cosa potrebbe accadere in futuro, con eventuali sviluppi.

L’enologo nella bufera? Persello non è tra i più noti a livello italiano, ma diciamo che lo si conosce. In ogni caso dobbiamo ricordarci che le Doc e le Docg devono rispettare un disciplinare molto rigoroso, che prevede esclusivamente alcuni tipi di lavorazioni, tutto il resto è fuori regola. Personalmente questa storia mi ricorda una simile accaduta qualche anno fa. A Valdobbiadene alcuni produttori provarono a “tagliare” il Prosecco con la Malvasia per avere più aromi: pure quella però fu scoperta e additata come frode in commercio».

Più di qualcuno si è stupito che i Sauvignon “dopati”, non fossero distinguibili e quindi facilmente smascherabili, ma il sommelier precisa: «Noi possiamo accorgerci di un’adulterazione se è una cosa evidente - spiega l’addetto Fisar -, altrimenti è molto difficile. In Italia ci sono 453 vitigni autoctoni in un territorio ristretto, l’8 per cento circa dei vitigni di tutto il mondo, anche solo imparare ad assaggiarli in modo corretto spesso è difficile».

Infine una valutazione sulle ricadute che lo scandalo potrebbe avere. «Sicuramente è un fatto che non giova all’intero movimento del vino in un anno in cui il settore sta facendo bene e l’export ha ripreso a correre - conclude l'esperto -, in Friuli Venezia Giulia avrà effetti più negativi. Ci sarà qualche produttore che storce la bocca o mastica amaro...».

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