Kit di pronto intervento e corsi per la sicurezza in montagna

Presentato l’investimento da oltre 186 mila euro: la spesa entro la fine del 2026. Consegnati per l’occasione dieci defibrillatori a rifugi e altre realtà regionali

Sara Palluello

La formazione prima di tutto, perché «non basta donare defibrillatori, servono persone capaci di usarli»: è quanto ha affermato il presidente di PrimaCassa Credito Cooperativo Fvg, Giuseppe Graffi Brunoro, in occasione della presentazione ieri, in Regione a Udine, del progetto “Comunità e montagna in sicurezza 2.0”.

Con un investimento di oltre 186 mila euro entro il 2026, è prevista la distribuzione di 115 kit di pronto intervento in caso di arresto cardiaco, la formazione di mille volontari e l’organizzazione di oltre 30 corsi per un totale di 3 mila 600 ore di formazione.

Nei primi mesi del 2025, i quattro corsi di formazione all’utilizzo del defibrillatore e del materiale sanitario per il primo intervento in caso di emorragia e shock anafilattico hanno registrato il tutto esaurito (con 80 operatori formati) e altri sono in programma: il 17 maggio a Lavariano, il 14 giugno a Tarvisio, il 19 luglio a Paluzza, il 20 settembre a Villa Santina e il 18 ottobre a Ragogna.

L’iniziativa – a cui hanno partecipato Giulio Trillò, direttore di Sores, Ferdinando Agrusti, presidente comitato regionale Associazione nazionale medici sportivi; Sergio Buricelli, presidente regionale Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico; Carlo Fachin, medico referente del progetto di formazione e collocamento Dae; Graziella Colasanto, dirigente Polfer Fvg; e l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi – rappresenta un passo decisivo per garantire sicurezza e assistenza nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia.

Ribadita l’importanza della “catena della sopravvivenza”: riconoscere l’arresto cardiaco, attivare il sistema di emergenza (112), eseguire la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare un defibrillatore «quadruplica le possibilità di salvezza – ha riportato Trillò –. È essenziale che la formazione inizi nelle scuole e venga aggiornata periodicamente, perché le competenze si deteriorano col tempo». Un ulteriore supporto viene dall’app “Dae Fvg”, sviluppata per censire e monitorare i defibrillatori.

«Dopo due anni di lavoro e difficoltà burocratiche – ha aggiunto –, abbiamo mappato 2 mila 155 Dae, anche se non tutti sono operativi».

Agrusti ha ricordato che ogni minuto senza intervento riduce del 10% la possibilità di sopravvivenza: «La normativa attuale impone la presenza dei Dae nelle strutture sportive e prevede l’insegnamento delle manovre salvavita nelle scuole, riducendo significativamente le morti improvvise di più del 90%».

Buricelli ha evidenziato che il progetto è nato dall’impegno di due medici del soccorso alpino, tra cui il dottor Carlo Fachin, e che oltre alla donazione dei defibrillatori, è essenziale garantirne la manutenzione. Dal canto suo, Graziella Colasanto ha espresso il suo impegno nel progetto, riconoscendo l’importanza della diffusione dei Dae nelle stazioni ferroviarie.
L’assessore Riccardi ha concluso elogiando l’iniziativa: «La catena del soccorso in regione è solida, composta da professionisti altamente competenti e generosi».Ha inoltre sottolineato «l’importanza di adottare le nuove tecnologie per migliorare la sicurezza», ricordando che «anche chi non è medico può fare la differenza».

La presentazione dell’edizione 2.0 è stata l’occasione per consegnare ulteriori 10 defibrillatori a: rifugio Nordio (Malborghetto-Valbruna); rifugio Gortani (Malborghetto-Valbruna); rifugio Zacchi (Tarvisio); associazione Borgata di Godo (Gemona del Friuli); Asd Bocce club di Rivignano Teor; Comune di San Vito di Fagagna (2 kit); Polfer della stazione di Tarvisio; gruppo alpini di Villa Santina e Compagnia teatrale di Ragogna.

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