L'annuncio di Open fiber: in 216 comuni arriva la banda ultra larga

I lavori partiranno nei primi sei mesi del prossimo anno. La procedura prevede la progettazione preliminare per arrivare alla definitiva e quindi all’esecuzione dei lavori con la posa della fibra anche nell’ultimo miglio. Dopo più di 150 segnalazioni e quattro mesi di lavoro, abbiamo fatto il punto sulla nostra inchiesta sulla banda larga in Friuli Venezia Giulia 
Udine 17 Novembre 2017. Noi MV. Connessioni. © Foto Petrussi
Udine 17 Novembre 2017. Noi MV. Connessioni. © Foto Petrussi

Open fiber porta la banda larga in regione. La fibra arriverà anche nei comuni dove finora è quasi impossibile connettersi alla rete Internet. La società partecipata da Enel e dalla Cassa depositi e prestiti, ha sottoscritto la convenzione per un investimento diretto con il Comune di Udine e il contratto con Infratel per la gestione del clauster C&D a fallimento di mercato comprensivo di 216 comuni del Friuli Venezia Giulia: 25 in provincia di Gorizia, 50 di Pordenone, 6 di Trieste e 135 di Udine.

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Questo significa che la banda ultra larga arriverà a 300 mila famiglie. I lavori partiranno nei primi sei mesi del prossimo anno. La procedura prevede la progettazione preliminare per arrivare all’esecutiva e quindi all’esecuzione dei lavori con la posa della fibra anche nell’ultimo miglio. Questa scelta eviterà di andare incontro ai possibili rallentamenti legati alla presenza della rete in rame. E se nella città di Udine l’investimento diretto di Open fiber sta per partire, a Gorizia e Trieste siamo ancora in fase di progettazione. Seguiranno poi gli interventi a Pordenone e a Monfalcone.

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Caucasian man using laptop outdoors


Il cronoprogramma è stato illustrato dal responsabile network & operation area nord, Roberto Gallo, venerdì sera, nel convegno organizzato dal Messaggero Veneto, nella sala Valduga della Camera di commercio di Udine, per fare il punto sul monitoraggio effettuato dal giornale, con la collaborazione dei lettori, sulla banda larga in regione. Un progetto che, come ha sottolineato il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, proseguirà nel suo intento anche in futuro. La mappa realizzata dei lettori è stata consegnata alle istituzioni per spronarle a investire nell’autostrada telematica del futuro.



La Camera di commercio, invece, attraverso il progetto di comunicazione nazionale “Ultranet” supporterà gli investimenti perché – queste le parole del presidente Giovanni Da Pozzo – «non si può parlare di innovazione senza l’infrastruttura, senza le autostrade digitali. Qui si evidenzia una necessità e un ritardo del sistema Paese». Un ritardo riconosciuto pure dal deputato e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione, Paolo Coppola (Pd), soprattutto se confrontato con la situazione negli altri Paesi europei. Ma qualcosa sta cambiando perché «il Governo ha deciso che l’infrastruttura per la banda ultra larga è importante e, per la prima volta, d’intesa con le Regioni, lo Stato ha fatto confluire tutti i fondi in un’unica linea di intervento, dove serviva. È stato fatto un piano nazionale da 7 miliardi di euro che coinvolge 6.500 zone divise per bandi. La nostra regione rientra nel secondo bando vinto da Open fiber». Ma allo sforzo tecnico va aggiunto la sfida culturale che anche le nostre imprese devono fare «per non perdere la competizione globale». L’arrivo della banda larga porta un aumento del Pil intorno all’1,4 per cento e non può trovarci impreparati. La sfida, quindi, è proprio quella di prepararsi subito all’arrivo della banda ultra larga.


Artevideo, l’azienda di Palmanova specializzata nel settore del cinema che produce matrici di film, da tempo chiede di poter disporre di una banda ultra larga. Il titolare, Giuseppe Tissino, ha elencato gli ostacoli che ha dovuto superare per ottenere una linea di un gigabit. «Da due anni avevamo necessità della fibra per trasferire i dati, ma a Palmanova, con la sola Adsl, per trasferire un film impiegavamo 26 giorni». Impossibile programmare un’attività in queste condizioni ecco perché il personale di ArteVideo era costretto a spedire film dalla Slovenia. «Successivamente siamo riusciti a tirare la prima linea a 100 mega che ci ha permesso di passata da 26 giorni a circa 3,5 ore per spedire un film.

Ogni film richiede circa 150 giga, tutti i film che vanno sulle piattaforme passano da noi. Oggi inviamo a 10 piattaforme lo stesso film e una linea a 100 mega è già stretta. Siamo passati a 1 gigabit, ma anche questa sta diventando insufficiente perché con i formati 4K si passa da 150 giga a 1500 giga a film. Solo nell’ultimo anno abbiamo trasferito 7.500 giga in download». E se questo è un caso più unico che raro, la domanda non può che essere: «Se c’è un utilizzatore che chiede un servizio perché non c’è qualcuno disposto a darlo?». Il quesito è stato posto, non a caso, da Gallo di Open fiber per spiegare che «per garantire un servizio di sto tipo servono investimenti importanti e i principali operatori di servizi hanno bisogno di tempi di ritorno rapidi e quindi, dal punto di vista economico, l’operazione diventa difficilmente sostenibile. Open fiber è nata, infatti, per separare servizi e infrastrutture. Allo stesso modo, Gallo ha ricordato che anche nella realizzazione degli investimenti diretti non è sempre facile riuscire a trovare amministrazioni in grado di comprendere la valenza dello sviluppo della rete.

La Regione Friuli Venezia Giulia non è una di questa. Attraverso Insiel, ha investito 130 milioni di euro per realizzato un’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica “Ermes”, superare il digital divide e cedere l’infrastruttura agli operatori privati. «Insiel – ha spiegato il presidente Simone Puksic – garantisce attraverso un sistema di data center una serie di servizi per la Regione, gli enti locali e la sanità». Il programma Ermes prevede la connessione in rete di 1.120 sedi pubbliche, 720 chilometri di infrastruttura nelle 86 zone industriali, 567 punti di accesso wi-fi e 212 chilometri di reti ottiche. Lo stesso presidente ha imputato l’allungamento dei tempi alla burocrazia. Entro il primo trimestre del prossimo anno il 50 per cento dei comuni avrà almeno un operatore privato che potrà erogare Adsl attraverso la rete pubblica. A vigilare sul programma ci penseranno i cittadini. «A Caneva – ha raccontato Matteo Gallet –, nel 2014, abbiamo costituito un comitato per andare oltre le chiavette. Abbiamo interessato operatori privati per portare la banda larga nelle case. Arriverà tra qualche mese».



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