Maltempo, Conte chiama Fedriga: il governo vicino al Fvg. Si stimano danni per oltre 500 milioni

Il nostro racconto nelle zone colpite dall'alluvione: molti Comuni, messi in ginocchio da un fiume di fango e detriti, si sono già messi a lavoro per tornare alla normalità. Ancora tremila utenze senza corrente. Dalla mezzanotte di domenica 4 novembre sarà attivo il numero di solidarietà 45500 per Friuli Venezia Giulia, Veneto e Liguria. Lo rendono noto dal Viminale
Alberi spezzati in strada a Tualis
Alberi spezzati in strada a Tualis

Una pioggia battente, dura, che non ha mai mostrato di voler concedere una seppur piccola tregua. Cade da ieri e promette di ripetersi anche oggi. Il maltempo è una costante da giorni, percuote il Friuli Venezia Giulia senza fermarsi. Ma il popolo friulano – migliaia di persone al buio, con parte della Montagna senza acqua potabile – non si arrende.

Donne e uomini che lavorano, riparano, sistemano, aiutano: fanno l’impossibile senza mezzo lamento. Si suda, ci si da fare, ma la situazione è critica. Decretato lo stato di emergenza regionale, oggi la Regione chiederà lo stato di emergenza nazionale mentre viene diramata l'allerta gialla per le prossime 48 ore. E in mattinata il capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, è arrivato in regione per incontrare il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, e i sindaci dei comuni più colpiti dall’ondata di maltempo.

In serata la chiamata dal premier Giuseppe Conte. "Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, mi ha contattato poco fa per manifestare la vicinanza, sua personale e del Paese tutto, al Friuli Venezia Giulia a seguito dei gravi danni causati dall'ondata di maltempo". Lo rende noto il governatore Massimiliano Fedriga.

Il numero di solidarietà per sostenere il Friuli, il Veneto e la Liguria. Dalla mezzanotte di domenica 4 novembre sarà attivo il numero di solidarietà 45500 per Friuli Venezia Giulia, Veneto e Liguria. Lo rendono noto dal Viminale.

La conta dei danni. «Recepisco la richiesta di stato di emergenza nazionale consegnatami dal governatore Fedriga. Ora faremo la nostra istruttoria e la proporremo al Consiglio dei Ministri assieme a quelle pervenute da Veneto e Liguria che con il Friuli Venezia Giulia sono le tre regioni maggiormente colpite dagli eventi eccezionali di maltempo».

Lo ha detto il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Angelo Borrelli, al termine dell'incontro che si è tenuto oggi a Tolmezzo con i vertici della Regione Fvg, i volontari e i sindaci dei comuni colpiti dal maltempo. In base a una prima valutazione effettuata dai tecnici della Protezione civile regionale, informa una nota, i danni alle sole infrastrutture pubbliche del Fvg sono stati quantificati attorno ai 500 milioni di euro.

«Una valutazione che ha un impatto enorme sull'economia e sulla vita quotidiana delle famiglie del Friuli Venezia Giulia», ha detto il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, rivolgendosi a Borrelli, sottolineando «l'urgenza di dichiarare lo stato di emergenza nazionale».



I NOSTRI APPROFONDIMENTI: Un boato, poi l'esondazione del torrente: Ravasceltto è stata travolta da un giume di fango e detriti

Comuni ancora senza acqua e luce

Uno dei problemi più gravi, la mancanza di energia elettrica, poco alla volta sta trovando soluzione. «Abbiamo individuato, all’interno dell’Enel, un interlocutore che ci ha dato una mano importante – spiega il direttore centrale della Protezione civile, Amedeo Aristei –. Grazie all’intervento della dottoressa Michela Coletto siamo riusciti infatti ad ottimizzare gli invii dei generatori ed entro stasera (ieri, ndr) anche a Sappada il problema verrà risolto».
Erano tremila le utenze disalimentate ieri sera, attorno alle 21.30. L’obiettivo di Enel era passare a qualche centinaia nella notte. Salvare, ad esempio, frazioni come Lateis, da 8 giorni senza corrente.



Le situazioni peggiori restano a Forni Avoltri, Prato Carnico, Paularo, Ovaro, Rigolato, Arta Terme, Ampezzo, Comeglians, Verzegnis. «A Sauris di Sopra, isolata e al buio, i camion con i gruppi elettrogeni sono riusciti a transitare nel pomeriggio – aggiunge – dopo che la voragine che si era formata lungo la strada è stata riempita per far passare il mezzo». Ma un’altra complicazione tormenta i residenti della montagna: l’acqua non potabile (in zone come Sappada e Sauris di Sopra). La non conformità dell’acqua, secondo quanto riferito dal Cafc, è stata provocata dagli eventi meteorologici avversi che hanno colpito in modo particolare l’area carnica. «Il gestore sta provvedendo al ripristino dello stato di normalità» osserva.



Una frana incombe sulla statale 52 Carnica

Il paese rimane isolato a causa di una frana dal fronte di circa 300 metri, per un’altezza di 50, in località San Antonio a Forni di Sotto. Il sindaco Marco Lenna spiega che il fronte franoso a monte «ha ceduto per una quindicina di metri».

La frana incombe sulla statale 52 Carnica, agibile su una carreggiata soltanto per i mezzi di soccorso, ma anche la viabilità sulla stessa tratta dopo l’abitato di Forni di Sopra verso il Passo Mauria, rimane precaria, visto che incombono grossi abeti piegati dal vento, ma non ancora collassati definitivamente e in località Ropas si è pure formata una voragine su un lato della strada costringendo le automobili a senso unico.



Lino Anziutti, primo cittadino di Forni di Sopra, ha fatto la stima dei primi danni, che ammontano a diversi milioni di euro. «Abbiamo alcuni edifici distrutti, uno stavolo sulla strada per Tartoi e una casa in ristrutturazione a Piniei. Distrutto il ponte sul Tagliamento che porta verso il rifugio Pacherini. Alcune frane minacciano le case a Tintai e nel capoluogo, altre abitazioni hanno subito danni al coperto dei tetti».

Sappada vuole rialzarsi dopo giorni di paura

Sappada gli abitanti sono passati da uno stato di paura a quello di rabbia e sconforto trasformatosi poi in speranza e fiducia. «Ma dove sono i soccorritori? Qui si vedono soltanto i volti dei sappadini» dice Caterina, uscendo dal panificio con accentuato tono di rabbia. Sui profili dei canali social degli abitanti della splendida vallata sfregiata dal cataclisma abbattutosi tra lunedì e martedì, si vedono, sin dalle prime ore del mattino di ieri, immagini impressionanti, di devastazione, accompagnati da testi in cui, i più, si chiedono, in modo retorico, dove erano i soccorsi ieri e mercoledì.



Vincenzo scrive: «Siamo ormai da tre giorni senza corrente elettrica, senza connessione telefonica e con la strada verso il Veneto aperta mentre verso il Friuli ancora chiusa. Ora come è possibile che non sia arrivato ancora nessun generatore di corrente. Siamo in montagna e comincia a fare freddo, siamo a novembre. Governo e politici vari della Regione Friuli Venezia Giulia, pensate di darvi una mossa o siete soltanto capaci di dimostrarci tanta solidarietà?».

In risposta alla provocazione, Stefano Mazzolini, vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia scrive «capiamo perfettamente» e spiega come non sia stato possibile trasportare il peso di più generatori sul ponte di Comeglians. La preoccupazione, che trapela dai post pubblicati dai tanti sappadini, va principalmente alle persone anziane, senza riscaldamento e acqua calda.
 

Pioggia e vento spazzano la montagna e il mare: i video

 



C’è chi evidenzia la visita di mercoledì del governatore veneto Luca Zaia nella vicina Santo Stefano, che ha proposto un provvedimento a tutela delle vittime del maltempo, di proroga dei termini di pagamento delle tasse e dei mutui. Qualcuno ha condiviso il post dell’onorevole bellunese Roger De Menech che dichiara approvato ieri in Parlamento il suo ordine del giorno per impegnare il Governo a stanziare risorse economiche nella Provincia di Belluno per i danni subiti a causa del maltempo.



Botta e risposta sui social. Il sindaco di Sappada Manuel Piller Hoffer invece, attraverso il social network Facebook rassicura i suoi compaesani, dichiarando, alle 16.30 di ieri, che grazie alla collaborazione dell’Enel sono arrivati i primi generatori. Le sera precedente, al termine della prima giornata in cui il tempo ha concesso di svolgere i sopralluoghi del caso, ha ringraziato i carabinieri di Forni Avoltri e di Santo Stefano, i tecnici della Protezione civile e del Soccorso alpino, i responsabili dei Vigili del fuoco con i quali ha potuto sorvolare le aree maggiormente danneggiate, i tanti volontari del posto e il presidente del Consiglio Piero Mauro Zanin e il suo vice Mazzolini per il sopralluogo effettuato mercoledì.

E i toni dei post dei sappadini si smorzano quando arrivano le prime notizie rassicuranti, intorno alle 17.30, sempre da Facebook, in cui il presidente della Regione Massimiliano Fedriga annuncia l’imminente proclamazione dello stato di calamità per il Friuli Venezia Giulia e dunque per Sappada. La situazione sembra poter tornare alla quasi normalità nell’arco di poche ore: dai generatori giunti nel tardo pomeriggio il paese dovrebbe trarre l’energia elettrica sufficiente, alcune compagnie telefoniche mobili hanno ripristinato la linea. Certo restano i danni al patrimonio boschivo, alla viabilità, agli edifici. Ma per questo ci vuole pazienza, come dice, tra le righe, Manuel Piller Hoffer nel suo profilo social scrivendo «siamo tutti sotto pressione».
 

Fvg flagellato dal maltempo: la fotocronaca
 



Danni anche alle infrastrutture sciistiche: una frana si è aperta innanzi a un pilone della seggiovia Cimacuta nel fondovalle, un’altra sul demanio del Varmòst ha interessato la pista Fienili. A quota mille e 800 metri il vento ha scoperchiato il self service Varmòst e l’omonima malga. Danni anche alle piste forestale e al parco Adventure Park. Due acquedotti sono stati messi fuori uso a Misiei lasciando a secco alcune famiglie a Ciandarens. Il paese rimane isolato dalla telefonia, mentre la luce è stata ripristinata.

Quattordici abitazioni sono state scoperchiate, poi, a Forni di Sotto. Oltre alla frana di San Antonio, alcuni ruscelli hanno eroso la strada che porta al campo sportivo, invaso dall’acqua, e la strada ch da Vico porta al fiume Tagliamento con Lenna che valuta in 3,5 milioni i danni sin qui rilevati, ma «valutati in difetto»

La situazione nel Pordenonese: la briglia sul Pentina a rischio cedimento


Per una criticità legata al maltempo che va migliorando, a Barcis ce n’è una pronta a manifestarsi in tutta la sua gravità. Ieri pomeriggio, mentre la strada regionale 251 veniva parzialmente riaperta al traffico, è scattata l’allerta alla briglia di Case Nest. La struttura di contenimento della ghiaia lungo il corso del Pentina è a rischio di cedimento, come confermato dal sindaco Claudio Traina.

Dal basamento del muraglione sono affiorati i micropali di sostegno. Tecnicamente potrebbe verificarsi un “sifonamento”: l’acqua del torrente si sta già infiltrando al di sotto delle fondamenta e potrebbe all’improvviso trascinare a valle la struttura in calcestruzzo. A quel punto gli inerti trattenuti a monte avrebbero campo libero in direzione del Cellina.



«Nel 2002 la protezione civile costruì un ponte di guado che ormai è coperto di sassi – ha detto il primo cittadino –. Se la briglia dovesse collassare, la ghiaia sommergerebbe anche il poco spazio rimasto per il deflusso dell’acqua. A farne immediatamente le spese sarebbe l’allevamento che sorge lì accanto. Chiediamo una seria valutazione dell’impatto che i lavori sul Varma hanno avuto nella parallela valle del Pentina». Il 1º maggio 2015 un residente della zona aveva infatti denunciato dalle pagine del Messaggero Veneto come il rialzo della 251 all’altezza del Varma avrebbe spinto la ghiaia in direzione del Pentina, creando un tappo. La situazione pare essersi verificata durante le piogge di inizio settimana e ora Traina vuole un chiarimento da parte del servizio geologico della Regione.

L'emergenza in Valcellina: a Cimolais la doccia calda negli impianti sportivi

Nel frattempo la Valcellina sta cercando di rialzarsi dopo la furia del maltempo. Alle 16.15 è terminato l’isolamento lungo l’ex statale: un’impresa ha colmato le sconnessioni più vistose lasciate sull’asfalto dalla piena del Cellina e ha rimosso gli alberi caduti. Si può proseguire in direzione di Claut, ma a passo d’uomo, tanto più che ad Arcola sono caduti alcuni alberi. Più difficoltoso il transito al paravalanghe di Ponte di Mezzo Canale, dove la viabilità sarà a senso unico alternato con semaforo.

Qui l’erosione della corrente ha portato alla luce le fondamenta della galleria. Risalendo la valle, sono ancora molte le zone prive di elettricità, gas e telefoni. A Claut i vigili del fuoco hanno continuato anche ieri a mettere in sicurezza i tetti pericolanti danneggiati dalle ripetute trombe d’aria di lunedì e martedì. «Lo scoperchiamento del tetto della scuola non ci fermerà, lunedì mattina gli studenti saranno regolarmente in aula», ha annunciato il primo cittadino Franco Bosio.



A Cimolais il Comune ha messo a disposizione dei residenti i bagni degli impianti sportivi e della foresteria del Mugolio. Il Cimoliana ha infatti spezzato in due la conduttura del gas e per molti non è possibile nemmeno fare una doccia calda. Per oggi, pioggia permettendo, sulla valle è in programma il sorvolo di un elicottero. Lo scopo è individuare i siti più colpiti dall’alluvione, come la Val Cimoliana dove bisogna bonificare le condutture dell’acquedotto e del metano prima dell’arrivo dell’inverno.



La situazione a Erto e Casso, colpite dalle violente precipitazioni. A Erto e Casso la giornata di ieri è trascorsa con il fiato sospeso a causa delle nuove intensissime precipitazioni che hanno rimesso in moto le tante frane “nate” dopo il disastro del 9 ottobre 1963. «Non riusciamo nemmeno a ultimare la conta dei danni perché a ogni perturbazione ne seguono altre e dobbiamo sistematicamente rinviare i sopralluoghi», ha detto sconsolato il sindaco Fernando Carrara.

Anche nel resto della montagna pordenonese vanno avanti le bonifiche e gli interventi. Ieri per qualche ora è rimasta chiusa la strada che da Borgo Avon sale a Redona, tra Meduno e la Val Tramontina, per la caduta di alcune piante. Un nuovo smottamento è stato invece transennato a Oltrerugo di Castelnovo grazie all’ausilio degli uomini del 115. In Val d’Arzino e Val Cosa tutte le frazioni sono raggiungibili ma i versanti rocciosi vengono monitorati dai volontari

Approfondimento a cura di Margherita Terasso, Christian Seu, Gino Grillo, Fabiano Filippin e Monica Bertarelli

Argomenti:alluvione 2018

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