Omicidio Tulissi a Manzano, in 12 reperti la chiave di volta del “giallo”

La Procura ha chiesto al gip l’incidente probatorio per eseguire nuovi accertamenti. Nell’elenco, l’auto di Paolo Calligaris e il buggy del figlio, le ogive dei proiettili e diversi abiti
Manzano 13 novembre 2008. Casa omicidio. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine
Manzano 13 novembre 2008. Casa omicidio. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine

MANZANO. C’è il cappotto di una delle persone giunte sulla scena del crimine subito dopo il delitto e ci sono gli abiti indossati da Tatiana Tulissi, la vittima, mentre la sera dell’11 novembre 2008 cadeva al suolo, freddata da tre dei cinque colpi che il killer le sparò sull’uscio della villa di Orsaria, a Manzano, dov’era appena rincasata.

Ma ci sono anche il Land Rover che il suo compagno e convivente Paolo Calligaris, l’imprenditore di Manzano finito per la seconda volta sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario, aveva in uso all’epoca e che in seguito vendette, e il buggy in sella al quale suo figlio Giacomo, a sua volta indagato e poi archiviato quand’era ancora minorenne, giunse a casa, pochi minuti dopo il padre.

È lungo dodici punti l’elenco dei reperti che la Procura ha deciso di rispolverare e riattualizzare, nella nuova tornata investigativa coordinata dal pm Marco Panzeri e culminata dapprima nel sequestro della villa, nell’agosto dell’anno scorso, e a seguire nella notifica del secondo “avviso” a Calligaris e nella nomina dell’ex comandante del Ris di Parma, generale Luciano Garofano, a consulente dell’inchiesta, l’ennesima da quando la 37enne fu uccisa senza un’apparente ragione, ma con modalità tali da aver fatto escludere fin quasi da subito agli inquirenti - l’attività d’indagine è condotta dai carabinieri di Udine - la pista della rapina.

Si riparte da elementi noti, quindi, ma non per questo necessariamente “easuriti”. L’obiettivo è sottoporli a nuove e più mirate analisi, utili a ricostruire in ogni singolo momento le tappe del crimine. Per farlo, il pm ha inoltrato al gip richiesta di incidente probatorio: gli accertamenti, in altre parole, saranno affidati a uno o più periti - ciascuno per i rispettivi ambiti di competenza - nominati dal tribunale e assumeranno la valenza di prova.

Analoga attività è stata chiesta per le ogive dei proiettili rinvenuti sulla scena del crimine: i frammenti papillari e il Dna che ci si attende di rilevare potrebbero contribuire a precisare quali furono i colpi che attinsero Tatiana e a definire quindi la sequenza dei colpi.

Dalle scarpe della vittima, così come dal piumino, il maglioncino e i pantaloni che indossava gli inquirenti contano di ricavare ulteriori tracce biologiche. Non meno importante potrebbe dimostrarsi un nuovo giro di analisi su altri oggetti - il copriletto, il telecomando del cancello, i mozziconi di sigaretta trovati nell’area, oltre al cellulare di tatiana e al telefono fisso -, per stabilire chi e quando li toccò.

Mercoledì gli inquirenti erano tornati in villa insieme al generale Garofano e tra gli strumenti adoperati per il sopralluogo erano spuntati anche alcuni droni.

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