Omicidio Tulissi, dieci anni dopo: le prove, le indagini e i protagonisti di un giallo irrisolto

Era l'11 novembre del 2008 quando Tatiana Tulissi, 37 anni, viene ritrovata senza vita nel patio della sua casa a Manzano dove viveva con il compagno Paolo Calligaris. L'uomo, insieme al figlio Giacomo, viene indagato per omicidio volontario ma poi la sua posizione era stata archiviata. Abbiamo raccolto qui le tappe della vicenda e tutto quello che sappiamo su un omicidio che non ha ancora un responsabile


 

(pezzo aggiornato nel novembre 2019)

Il sipario sulla vita di Tatiana Tulissi è calato alle 18.31 dell’11 novembre 2008. Era da poco rincasata dal lavoro, nella villa di via Orsaria, a Manzano, dove abitava con il compagno Paolo Calligaris, e stava prendendo la legna da ardere. L’assassino le ha sparato in quel frangente, tra il cortile, i posti auto coperti ad esso adiacenti, la rampa d’accesso al seminterrato e la stanza dove è stato rinvenuto il corpo. Tre colpi di pistola, esplosi da un revolver calibro 38 mai trovato.

Sono trascorsi dieci anni dall’omicidio di Manzano. Indagini, processi, archiviazioni. Poi ancora indagini, sopralluoghi, interrogatori e perizie: abbiamo raccolto in questo speciale tutto quello che sappiamo sulla morte di Tatiana Tulissi e sul suo assassino che non ha ancora un volto e un nome.

Il 18 novembre 2019 Paolo Calligaris viene condannato a 16 anni per la morte di Tatiana Tulissi.
 


Tatiana Tulissi aveva 37 anni quando tre colpi di pistola l’hanno uccisa. Era lì 11 novembre del 2008. Il suo corpo senza venne viene ritrovato nel patio della villa di via Orsaria, a Manzano, dove conviveva con il suo compagno, Paolo Calligaris. La giovane donna era originaria di Villanova del Judrio e lavorava come impiegata in un’azienda di Percoto.

Il giorno del suo omicidio era da poco rincasata da lavoro e stava prendendo la legna da ardere quando il suo assassino l’ha freddata con un revolver calibro 38. A stabilire la dinamica dei fatti, dopo altri tre anni di indagini e sopralluoghi, è la perizia del generale in pensione Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma.


 

Calligaris e suo figlio indagati. Persuasi da subito che il killer dovesse essere cercato all’interno della sfera familiare, la Procura di Udine ha inserito il nome di Calligaris nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio volontario Paolo Calligaris e quella dei minori di Trieste suo figlio Giacomo, allora minorenne, cioè il primi a giungere sul luogo del delitto. Partono da quel momento gli accertamenti, le perizie e le indagini che porteranno, nel luglio del 2010, alla riesumazione della salma di Tatiana per consentire al medico legale di effettuare nuovi esami e prelievi.
 

Si cercano anche altri elementi: biglietti, tracce di possibili incomprensioni nella coppia ma soprattutto la pistola da cui sono partiti i proiettili che hanno ucciso Tatiana, arma ancora ad oggi irreperibile.
 

L’archiviazione per Paolo e Giacomo Calligaris. Ma manca la prova regina e tutti gli elementi a carico di Calligaris non sono sufficienti per arrivare alla verità di quel pomeriggio di novembre. Nel gennaio del 2012, il Gip del tribunale di Udine, Paolo Lauteri, dispone la chiusura del procedimento. Poco tempo dopo anche il gip dei minori di Trieste accoglie la richiesta di archiviazione del pm per Giacomo Calligaris, ritenendo l’accusa infondata.

Il Pm: Paolo Calligaris archiviato I Tulissi dicono di no

La seconda inchiesta. Il caso, comunque, è tutt’altro che morto e sepolto. Magari fa parte dei cold case friulani, ma resta pur sempre un “giallo” aperto sul tavolo della Procura. A occuparsene - dopo averlo ricevuto in eredità dai due colleghi che lo hanno preceduto nel coordinamento delle indagini, entrambi nel frattempo trasferiti ad altra sede - è il pm Marco Panzeri. Era stato lui a riaprire il fascicolo a seguito dell’archiviazione disposta dal gip per Paolo Calligaris e suo figlio Giacomo (all’epoca 16enne), i primi ad arrivare sulla scena del crimine ed entrambi scagionati dopo tre anni di indagini. Da allora, l’inchiesta è a carico di ignoti.

Caso Tulissi, l’accusa di omicidio sulla coppia perfetta
Manzano 13 novembre 2008. Casa omicidio. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine


Il lavoro dei carabinieri del Nucleo investigativo ai quali dal novembre 2012 si affiancano i colleghi del Ros e del Racis di Roma, di fatto, non si è mai interrotto. E nell'agosto del 2015 la villa di Manzano viene sottoposta a nuovi sopralluoghi e Paolo Calligaris sentito ancora come persona informata dei fatti. Solo un anno più tardi, nel 19 febbraio 2016, i carabinieri notificano a Paolo Calligaris un decreto di perquisizione in villa e un secondo avviso di garanzia.



La svolta nelle indagini, le tesi dell’accusa: processate Calligaris

Dopo due anni di indagini, esaminate le memoria difensive e messe a confronto le perizie, e in particolare quella del generale in pensione Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, nominato dal pm, e quella del professor Alessio Plebe, di Messina, già interpellato per il caso Unabomber, la Procura decide di chiedere il rinvio a giudizio di Paolo Calligaris.
 

Il capo d’imputazione notificato all’indagato non contesta aggravanti. Quanto avvenuto in via Orsaria, al rientro dal lavoro, sarebbe stato un impeto di violenza determinato non da una rabbia momentanea, bensì da un’insofferenza profonda, maturata nel tempo da Calligaris rispetto alla relazione con Tatiana. E la pistola adoperata e mai trovata sarebbe stata detenuta illegalmente dall’indagato, che pure possiede il nulla osta alla detenzione di armi.



Cresciuto a dismisura, il fascicolo istruito dal pm Marco Panzeri contiene un numero impressionante di particolari utili alla ricostruzione proposta dal pool di carabinieri impegnato nel caso. In assenza della prova regina, insomma, è dai particolari e, soprattutto, da quelle che gli investigatori considerano «contraddizioni» nella versione di Calligaris, che l’inchiesta è ripartita. «Siamo consapevoli di trovarci davanti a un procedimento indiziario – afferma il procuratore Antonio De Nicolo –. Ma sono tante le cose che non tornano, a cominciare dalla tempistica e dai comportamenti che l’indagato afferma di aver tenuto». Quanto al movente, tuttavia, la scelta è di evitare anticipazioni.

Omicidio Tulissi a Manzano, in 12 reperti la chiave di volta del “giallo”
Manzano 13 novembre 2008. Casa omicidio. Telefoto Copyright / Foto Agency Anteprima Udine

La complessita’ delle indagini. La palla passa dunque al tribunale. «Sarà il giudice a valutare se gli elementi che abbiamo fornito siano sufficienti a giustificare il rinvio a giudizio – continua De Nicolo –. Un compito complesso e da svolgere con estrema pazienza e attenzione. Si tratta di mettere in fila tutti gli elementi acquisiti nel corso dell’indagine e valutarli, innanzitutto nella loro intrinseca consistenza e, quindi, nel rapporto gli uni con gli altri, per capire se siano o meno conducenti verso la tesi accusatoria. Il nostro ufficio – aggiunge – lo ha già fatto e la conseguenza è, appunto, la nostra richiesta».

E se, pur a fronte di una tale imputazione, non si è ritenuto invece di sollecitare misure cautelari nei confronti di Calligaris, questo è dovuto «non soltanto alla remotezza dell’evento – spiega –, ma anche e soprattutto al fatto che tutte le volte in cui è stato convocato, si è sempre presentato». Lungi dal temere un pericolo di fuga, quindi, la Procura «non ha ravvisato esigenze cautelari di alcun tipo».
 


Sono decine le memorie e altrettante le consulenze che i difensori di Paolo Calligaris hanno prodotto in questi due anni di indagini. Un’attività a 360 gradi che, al pari della Procura, ha esplorato ogni aspetto del giallo di Manzano, nel tentativo opposto di dimostrare l’estraneità dell’imprenditore. Ecco perchè, ora, non soltanto la sorpresa è grande, ma è anche profondo lo sconforto che – riferiscono i legali – ha nuovamente colto l’indagato.


Otto anni fa l'omicidio Tulissi. Il post del fratello: "Verità per Tatiana"
Villanova del Judrio 09 novembre 2013 mamma tatiana Copyright Petrussi Foto TURCO


«La Procura della Repubblica di Udine ha deciso di richiedere il rinvio a giudizio di Paolo Calligaris per l’omicidio di Tatiana Tulissi – affermano in una nota gli avvocati Alessandro Gamberini, Rino Battocletti e Cristina Salon –. È una richiesta che ci stupisce, perchè in un’indagine che è in corso ormai da dieci anni non è affiorato nulla che sia in grado di porre in discussione l’archiviazione disposta nel 2012. Al contrario – continuano – sono stati trovati nuovi elementi di riscontro alla versione fornita sin da subito da Paolo Calligaris».
 

Anche l’ultimo interrogatorio pareva non avere evidenziato alcun elemento di novità. «Il nostro cliente – sostengono i legali – è giunto sul luogo a omicidio consumato, e ciò costituisce un alibi insuperabile, e ha prestato i primi soccorsi allertando subito dopo il 118: tutte le verifiche fatte danno pieno riscontro di queste operazioni.

L'omicidio Tulissi: «Tatiana aveva paura, chi indaga lo sa»
Villanova del Judrio 09 novembre 2013 mamma tatiana Copyright Petrussi Foto TURCO

La serietà degli accertamenti medico-legali, fatti nell’immediatezza e successivamente approfonditi dal professor Carlo Moreschi, incaricato dalla stessa Procura, rende inverosimile ogni altro scenario alternativo e ha radicalmente smentito alcune ipotesi accusatorie, coltivate non solo a dispetto di ogni garanzia difensiva, ma anche di ogni rigoroso richiamo alle emergenze inconfutabili già a disposizione degli inquirenti».

Insomma, «non si tratta di opinioni diverse tra accusa e difesa: chi esamini gli atti delle indagini senza pregiudizi e suggestioni dovrà necessariamente convenire che quanto emerso negli atti processuali è privo di ogni concludenza sul coinvolgimento di Paolo Calligaris. Un’accusa di omicidio – aggiungono – per la quale difetta addirittura un movente plausibile, che non viene neppure ipotizzato dalla stessa accusa. In questo modo Paolo Calligaris, che aveva il diritto di essere considerato parte offesa nel brutale assassinio della sua compagna, si trova doppiamente vittima, anche di un’accusa ingiusta»

Il delitto di Manzano: «Ho sofferto per Tatiana e anche per Paolo»


Una, dieci, cento contraddizioni, più o meno rilevanti, ma sufficienti a fare traballare la credibilità dell’indagato. A tradire Calligaris sarebbero stati soprattutto i dettagli. Incongruenze tra i ricordi che ha conservato della sera dell’11 novembre 2008, quando, rientrando da Aquileia, sostiene di avere trovato a terra il corpo senza vita della compagna, e la ricostruzione proposta dagli inquirenti seguendo le macchie di sangue rinvenute tra il cortile di pertinenza, dove si ritiene che la giovane sia stata uccisa, i posti auto coperti ad esso adiacenti e la relativa rampa d’accesso al piano seminterrato, dove il cadavere giaceva.

L’ora del delitto. Chi le sparò, impugnando un revolver calibro 38 mai trovato, avrebbe agito tra le 17.45, quand’è stato calcolato che Tatiana rincasò dall’azienda di Percoto dove lavorava come impiegata, e la telefonata di Calligaris ai soccorritori, alle 18.33. Una vicina, considerata teste chiave, afferma di avere sentito degli spari verso le 18.30. E a quell’ora, secondo l’accusa, lui era già in villa.

Parla la super-testimone del delitto «Ricordo nitidamente gli spari»


Testimone chiave dell'inchiesta su Paolo Calligaris è Regina Genunzio, la vicina di casa della coppia a Manzano. La donna ha riferito di aver sentito nitidamente la sera dell'11 novembre 2008 quattro colpi di pistola provenire dall'abitazione dove vivevano Calligaris e Tulissi. Da questa ricostruzione gli inquirenti hanno tratto elementi utili per collocare tempoalmente il momento esatto degli spari.
 

Quei colpi di pistola. Le misurazioni, effettuate più e più volte anche con l’assistenza di esperti di balistica, hanno permesso di assegnare all’azione omicidiaria una durata compresa tra un minimo di 45 secondi e un massimo di un minuto e tre secondi. Ma hanno soprattutto convinto i carabinieri che l’arrivo a casa di Paolo Calligaris sia avvenuto prima che la fidanzata fosse uccisa.

Tutt’altra la tesi sostenuta anche sul piano della ricostruzione temporale dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Alessandro Gamberini, Rino Battocletti e Cristina Salon, che, forte dei dubbi sollevati dallo stesso gip, nel decreto di archiviazione di sei anni fa, rispetto alla credibilità dei ricordi della vicina, ha valorizzato piuttosto la testimonianza della titolare di una pizzeria al taglio di Manzano, che riferì di avere a sua volta sentito degli spari, ma non più tardi delle 18.10. Un’evidente incongruenza, che gli inquirenti ritengono di avere superato l’estate scorsa, con le prove fonometriche affidate all’Azienda sanitaria.
 

Tornati nella pizzeria, gli investigatori hanno simulato l’episodio, incaricando un esperto dotato di pistola a salve di esplodere alcuni colpi in villa e riscontrando l’impossibilità di sentirli a quella distanza, in qualsiasi condizione: con o senza traffico, con la porta del locale aperta o chiusa e con la ventola del forno in azione o non. Uno dei tanti tasselli, questo, di un puzzle che la Procura non intende lasciare che diventi un cold case.



 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto