Parla la super-testimone del delitto «Ricordo nitidamente gli spari»

La vicina di casa dei Calligaris: «Due telefonate con mio figlio, in mezzo sentii quattro colpi di pistola» Il suo racconto e l’analisi degli orari delle chiamate hanno contribuito a collocare l’assassinio alle 18.31

Dal cortile di Regina Genuzio la casa dei Calligaris si scorge appena, coperta dalle chiome degli alberi che in dieci anni hanno guadagnato metri in altezza, celando alla vista la villa in cui Tatiana Tulissi fu uccisa l’11 novembre 2008. «All’epoca la visuale era libera e la casa dei Calligaris si vedeva bene dal retro della mia abitazione», racconta Regina, oggi ottantacinquenne, di rientro dalla spesa, riavvolgendo il nastro dei ricordi.

Conferma, a distanza di dieci anni, di aver sentito nitidamente «quattro spari, l’ultimo dei quali come soffocato, meno nitido». Sull’orario dei colpi di pistola l’anziana non ha certezze, scolpite però nella relazione che trae le conclusioni degli accertamenti tecnici coordinati dall’ex comandante dei Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, incaricato dalla Procura di effettuare una nuova perizia dopo la prima archiviazione del 2012. Secondo la ricostruzione, l’omicidio della Tulissi va collocato alle 18.31. Neppure due minuti dopo, alle 18.32 e 57 secondi, il compagno Paolo Calligaris ha composto sulla tastiera del suo telefono il 118, chiedendo l’intervento del soccorso sanitario.

«Ero andata a raccogliere i cachi con mio nipote – racconta la testimone-chiave dell’inchiesta – ed eravamo rientrati poco prima delle 17. Mio figlio, il papà del bimbo, sarebbe dovuto venirlo a prendere attorno a quell’ora ma, passate le 18, non era ancora arrivato. Preoccupata, ho passato il cordless a mio nipote e ho detto di chiamare il padre». Pochi minuti dopo Regina sente nitidamente gli spari: «Spesso sentivamo esplosioni, ma erano petardi. Quella sera ricordo di aver sentito quattro colpi che mi sembrarono chiaramente di arma da fuoco, uno dei quali come soffocato. Non so che ora fosse esattamente, non avevo controllato l’orologio». Pochi minuti dopo il telefono di casa dell’anziana suona: è il figlio, che annuncia di essere vicino all’abitazione della donna, pronto a recuperare il nipotino».

Da questa ricostruzione gli inquirenti hanno tratto elementi utili per collocare temporalmente il momento esatto degli spari, partiti da un revolver calibro 38: l’arma del delitto, mai ritrovata. E l’analisi dei tabulati telefonici dell’utenza domestica di Regina Genuzio ha permesso di restringere in maniera decisiva il lasso di tempo in cui si è consumato l’omicidio.

«I carabinieri avevano chiesto di poter fare delle verifiche al telefono e naturalmente non mi sono opposta», racconta l’anziana, che spiega come anche due anni fa (proprio in concomitanza con i nuovi approfondimenti tecnici disposti dalla magistratura) i militari dell’Arma siano tornati in via Orsaria, chiedendole l’autorizzazione per poter utilizzare il cortile per far decollare il drone con cui effettuare riprese aeree della zona.

«Ricordo il viavai di carabinieri, di aver visto in lontananza la sagoma della mamma di Paolo, piegata dal dolore, il carro funebre che si allontanava. E ricordo di aver pensato: “Qui stasera non dorme nessuno”. Ma – continua Regina –, non mi ero resa conto subito di quello che era successo: è stata una mia amica che ha sentito la notizia al telegiornale ad avvisarmi che avevano ammazzato Tatiana».

L’anziana, parlando dalle scale della porta sul retro della sua casa a due passi dal rio Manganizza, rammenta poi l’attività degli inquirenti che per giorni cercarono attorno alla villa l’arma del delitto: «Ma chissà dove l’ha nascosta l’assassino: qua attorno è pieno di posti dove occultarla, c’è il fiume. Spero sinceramente che trovino il responsabile e che sia finita una volta per tutte, almeno per far sì che i familiari possano mettersi il cuore in pace. Sospettano di Paolo? Io non credo sia stato lui, onestamente: oggigiorno se ne sentono di tutti i colori, ma come si fa a sparare così a bruciapelo alla donna che ami e a convivere con questo segreto così doloroso?».

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