Pordenone, i musulmani comprano il centro islamico FOTO

PORDENONE. Il centro islamico sarà di proprietà della comunità pordenonese tra 5 o sei anni. Quando il debito di oltre 200 mila euro sarà saldato. E’ stato perfezionato lunedì scorso l’atto di vendita, con riserva di proprietà, tra la comunità (rappresentata dall’imam Ahmed Erraji) e la proprietà del capannone della Comina (che altro non è che Visotto, re dei supermercati del Nordest).
In realtà si tratta di un passaggio formale, ma mai come in questo caso la forma è sostanza. Perché l’investimento iniziale – circa 571 mila euro – era impegnativo e perché la comunità, che in questi anni ha fatto fronte alla spesa versando a rate di 5 mila (finora sono stati pagati circa 368 mila euro), si è molto ridimensionata nel tempo e quindi anche far fronte a quell’impegno è diventato gravoso.
La deindustrializzazione del territorio ha costretto molti migranti a nuovi viaggi e i fedeli islamici non sono stati certo esenti dal fenomeno. Lo stesso primo referente della comunità locale, che pure è cittadino italiano (Mohammed Ouatiq), lo scorso anno si è trasferito in Francia per questioni di lavoro.
Se le nazionalità che compongono la chiesa islamica sono tante e molto diverse tra loro – una quindicina che vanno dal Bangladesh all’Albania, dal Marocco alla Nigeria -, il fatto di avere un centro di riferimento in cui pregare e poter svolgere attività sociali (come l’insegnamento del Corano e dell’arabo ai bambini) è diventato un collante.
Quel centro, un ex capannone industriale con ampio parcheggio, riadattato ai bisogni della comunità, è anche l’unico davvero stabile in regione e nel tempo è diventato un punto di riferimento per i musulmani che vivono a Nordest. Il fatto che tra qualche anno diventerà di proprietà dei fedeli, lo rende ancor più importante per la comunità.
Per raggiungere l’importo pattuito e ottenere in cambio la proprietà dell’ immobile – il contratto stipulato, infatti, prevede che solo al termine del pagamento di tutte le rate la proprietà sia trasferita -, la comunità dovrà versare altre 68 rate di eguale importo: circa 3 mila euro l’una.
Se tutto andrà a buon fine ci vorranno ancora 6 anni all’incirca per saldare il conto. In questi anni la comunità ha fatto fatica a racimolare i soldi per onorare l’ impegno, proprio perché la crisi economica ha impoverito le famiglie e reso quindi più faticoso reperire degli extra per contribuire alla spesa di acquisto del centro.
I referenti della comunità, che si sono succeduti, hanno sempre precisato che quei soldi erano il frutto del sacrificio di tutti, che la comunità non è stata aiutata – come invece ipotizzato da più parti – da capitali provenienti dall’estero.
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