Tempesta Vaia, un anno dopo: riaperto il ponte di San Martino

Taglio del nastro a Ovaro: i numeri della ricostruzione presentati da Fedriga e Riccardi a Treppo Ligosullo

Vaia, un anno dopo: i numeri della tempesta e il lavoro della Protezione civile

TREPPO LIGOSULLO. È passato un anno dalla devastante tempesta che il 28 e il 29 ottobre si è abbattuta con violenza sulla Carnia e sulla Valcellina causando danni ingenti a infrastrutture, abitati e al patrimonio boschivo.

La montagna non si spezza: il nostro speciale multimediale

Tra i paesi più colpiti si contano Forni Avoltri, Paluzza, Sappada, Prato Carnico, Comeglians e Ovaro, Ravascletto. La sensazione d’impotenza ha lasciato subito il posto alla reazione caparbia delle gente di montagna che, affiancata dal Corpo regionale di Protezione civile, dalle amministrazioni, dai vigili del fuoco e dalle imprese boschive si è subito rimboccata le maniche, con una determinazione che ha ricordato l’epopea del post-terremoto. Non a caso il vicepresidente con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, parla oggi di «modello Zamberletti 2.0».

E oggi, 28 ottobre, un anno dopo la tempesta, riapre al traffico uno dei simboli della devastazione di Vaia: il ponte di San Martino a Ovaro.

«Celebriamo il merito di tutta una comunità, la cui forza mi rende orgoglioso di governare questo territorio». Così il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, nel corso della cerimonia «Un anno da Vaia» organizzata per celebrare la reazione della comunità regionale alla tempesta che, esattamente un anno fa, colpì il Friuli. Fedriga - affiancato dal vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, e dagli assessori Stefano Zannier (Montana e Risorse forestali), Sergio Emidio Bini (attività produttive e Turismo), Fabio Scoccimarro (Difesa dell’Ambiente) e Graziano Pizzimenti (Infrastrutture e Territorio) - ha poi sottolineato che, tra le regioni coinvolte a seguito di quella tornata di maltempo, «il Fvg è stata l’unica intervenuta rispetto alle richieste emerse conseguentemente ai danni, partendo con la parte procedurale da zero e rendendo così il nostro modello molto virtuoso».

Il governatore ha anche evidenziato il «grande senso civico dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, e con esso l’idea di squadra che è emersa attraverso la mobilitazione generale per attuare gli interventi sul territorio». Da parte sua, Riccardi, ha elencato i numeri di quanto fatto: 600 procedimenti investendo 160 milioni di euro «con i quali abbiamo raggiunto il 98 per cento degli obiettivi.

L'anniversario di Vaia, Fedriga: il modello Fvg è stato vincente

Adesso - ha proseguito - dobbiamo seguire i cantieri e occuparci dei 230 milioni di euro che vanno riprogrammati per le prossime due annualità. La Protezione civile continuerà a fare il coordinamento di tutte queste attività e buona parte di queste saranno gestite dagli strumenti regionali e dai Comuni che - ha concluso - sono stati il fattore di successo di questo risultato».

Come ha rimarcato Zannier, «l’occasione è anche quella per fare una riflessione sulla filiera del legno di foresta per dare prospettiva a quegli operatori che ci chiedono di poter investire facendo crescere le attività e di rafforzare la viabilità forestale». Per Bini, «è stato dimostrato ancora una volta che il Fvg cade, si piega ma non si spezza, infatti lotta e sa rialzarsi. Gli amministratori non si sono persi nella burocrazia ma sono stati concreti nel realizzare le opere».

Di squadra ha parlato anche Scoccimarro, soffermandosi sulla capacità di fare cose concrete che è emersa in questa occasione da parte della popolazione e delle Istituzioni. Pizzimenti ha invece ricordato i 324 pareri paesaggistici rilasciati per fare le opere, «un lavoro non banale per gli uffici». Infine, il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, ha parlato di «contributo determinante da parte delle imprese per infondere slancio ai lavori di ricostruzione, così come è stata fondamentale la straordinaria forza del volontariato che mette la nostra comunità alla testa di un nuovo civismo».

Zannier: "Dopo Vaia si è preso coscienza che il patrimonio forestale va gestito"


L'allarme della Coldiretti: sei alberi su dieci non sono stati recuperati. Sei alberi su dieci (60%) sono ancora a terra ad un anno dalla tempesta Vaia che, con piogge e raffiche di vento ha colpito il Nord Italia provocando la strage di circa 14 milioni di piante nelle foreste su una superficie di oltre 41mila ettari. È quanto stima la Coldiretti nel triste anniversario della tragedia che rischia di compromettere l’equilibrio ecologico ed ambientale di vaste aree montane mettendo a rischio la stabilità idrogeologica.

Ad essere abbattuti sono stati soprattutto faggi ed abeti bianchi e rossi nei boschi dal Trentino all’Alto Adige, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia dove nelle montagne - sottolinea la Coldiretti - la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge senza dimenticare gli effetti sulla grande varietà di vegetali e sulla popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che popolano i boschi.

Al danno ambientale si aggiunge - continua la Coldiretti - quello economico con importanti ripercussioni sull’intera filiera del legno e sul turismo con le attività legate alla raccolta dei frutti del bosco, in aree spesso a rischio spopolamento. I proprietari pubblici e privati dei boschi distrutti - aggiunge la Coldiretti - stanno affrontando maggiori costi per la rimozione del legname e per il ripristino del bosco ma anche le conseguenti perdite per la svalutazione del prezzo del legname. A preoccupare - precisa la Coldiretti - è l’insetto bostrico (Ips typographus) che scava nelle cortecce e provoca la moria di interi boschi soprattutto di abete rosso.

Vaia, un anno dopo. Riccardi: il ponte di San Martino ricostruito a tempo record

Numerose le azioni di solidarietà messe in campo da Coldiretti a sostegno delle aree colpite dalla tempesta Vaia, dalla vendita per Natale delle punte degli alberi di abete danneggiate dalla tempesta alla realizzazione da parte di donne impresa Coldiretti souvenir di legno intagliati dagli alberi atterrati per finanziare con trentamila euro il rimboschimento ad Asiago, dall’iniziativa #adottaunalbero organizzata nelle scuole di Vicenza fino a quella «#comprabellunese» con la vendita dei prodotti della montagna delle aziende che hanno sofferto i danni. Ed è recentemente partito il progetto «Lettera al prossimo» brano degli Eugenio in via di gioia che diventa un’azione per creare tramite un crowdfunding la una foresta abbattuta dalla tempesta Vaia in Trentino con la collaborazione di Coldiretti, Campagna Amica, Federforeste, Banca Etica, The Goodness Factory.

Nelle aree colpite - continua la Coldiretti - si sta facendo largo l’idea di gestire i territori con un vero e proprio piano regolatore verde che garantisca l’ambiente, valorizzi nuove attività agricole dove possibile e risponda alle esigenze di rifornimento della filiera sulla base delle quantità di legno che realmente sono necessarie, oltre a ripiantare varietà autoctone che meglio resistano alla violenza di eventi climatici sempre più estremi.

Ma occorre intervenire anche sulla prevenzione favorendo la gestione dei terreni cosiddetti silenti, per i quali è difficile risalire ai proprietari o farli impegnare in una corretta gestione dei suoli. In questa fase - precisa la Coldiretti - le proposte che incentivano la ripresa tanto delle attività forestali quanto di quelle che promuovono l’acquisto e l’utilizzazione del materiale caduto o abbattuto vanno senza dubbio sostenute. Lo spazio per un rilancio della forestazione nazionale è enorme se si considera che - spiega la Coldiretti - l’Italia importa dall’estero più dell’80% del legno necessario ad alimentare l’industria del mobile, della carta o del riscaldamento per un importo di oltre 4 miliardi nel 2018. L’industria italiana del legno - conclude la Coldiretti - è la prima in Europa, ma con legname che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania a dimostrazione di un grande potenziale economico inutilizzato

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