Vota e fa la foto ma viene tradita dal rumore della fotocamera: donna pagherà una super multa
La signora è stata “tradita” dal click del telefonino. Forze dell’ordine in azione anche per rimuovere dei santini

Udine 29 Aprile 2018 elezioni © Petrussi - Bressanutti
Nonostante sia scritto anche nelle cabine elettorali, non tutti lo sanno e c’è pure chi fa finta di non saperlo pur di avere una prova della scelta fatta nel segreto dell’urna. Ma fotografare il proprio voto è reato e chi non rinuncia a immortalare la X tracciata sulla scheda rischia il carcere.
Lo ha scoperto a sue spese una signora che nei seggi allestiti alla Carducci, dopo essere entrata nella cabina, ha immortalato con il cellulare la preferenza espressa. Ma l’operazione non è passata inosservata perché la donna, forse inconsapevole delle regole, non aveva messo il telefonino nella modalità silenzioso e quindi nel seggio è risuonato chiaro un click che ha costretto gli scrutatori a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Appurato l’accaduto, la donna è stata denunciata e adesso rischia l’arresto da tre a sei mesi (che solitamente viene poi convertito in pena pecuniaria) e l’ammenda da 300 a mille euro. Emblematico a questo proposito il caso di un 77enne fiorentino che, alle elezioni politiche nel 2013, aveva scattato una fotografia con il cellulare alla scheda elettorale sulla quale aveva appena espresso il suo voto. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell’uomo contro la sentenza di condanna che la Corte d’appello di Firenze aveva emesso nei suoi confronti nel maggio 2017, convertendo la pena detentiva con quella pecuniaria: alla fine quello scatto gli è costato 15 mila euro.
Attenzione poi che postare su Facebook una foto della scheda elettorale con il simbolo barrato equivale a mostrare a tutti che si è infranta la legge. Nelle consultazioni elettorali o referendarie è infatti vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini. E il motivo è molto semplice: documentare la preferenza espressa potrebbe infatti essere conseguenza di un voto di scambio, pratica illegale per cui il candidato o uno dei suoi sostenitori paga gli elettori o gli promette dei favori in cambio del suo voto.
Altra cosa non consentita è esporre materiale elettorale all’interno dei seggi o nelle immediate vicinanze, situazione che si è verificata ieri mattina sempre ai seggi allestiti alla Carducci. Ad accorgersi della presenza di alcuni santini del candidato del Pd, Giovanni Sermann (il quale ha chiarito di essere del tutto estraneo all’accaduto) è stato il consigliere comunale Giovanni Marsico che ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Gli inviti al voto sono stati gettati via e le operazioni sono riprese senza problemi.
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