A Pordenone Docs Fest Constanza Tejo Roa racconta una donna e la maternità

Appuntamento giovedì 3 aprile alle 16 a Cinemazero. Constanza vuole arrivare al parto offrendo al pubblico la mutazione di un corpo. Lei lo vorrebbe naturale, ma le consigliano un cesareo

onstanza Tejo Roa sarà in platea al “Pordenone Docs Fest
onstanza Tejo Roa sarà in platea al “Pordenone Docs Fest

Constanza Tejo Roa, la “Mutante”, sarà in platea al “Pordenone Docs Fest-Le voci del documentario” per l’anteprima europea del suo personalissimo docufilm. Accadrà giovedì 3 aprile, alle 16, nel secondo giorno di festival in sala Grande a Cinemazero.

È un corpo che cambia — cantava Piero Pelù, ma il senso era ben diverso — una mutazione, ecco, una metamorfosi, una vita dentro una vita. “In una società che mette l’individuo al primo posto, la maternità è in totale contraddizione”, è l’Elisabeth Badinter pensiero.

Una frase buttata lì sull’incipit di questo nuovissimo lavoro che batte bandiera cilena appena messo in movimento, È uno studio sulla gestazione, uno sguardo intimo totalmente al femminile; il maschio è al margine del progetto. Lui feconda, sta un po’ in zona, poi lentamente si eclissa.

Già sui primi passi della storia con la regista protagonista, balza in risalto l’interesse del suo uomo per un’altra. La nottata è stata lunga e al mattino loro stavano mano nella mano. Loro intesi il fidanzato e la sconosciuta. La cineasta ventitreenne sta sui set alla grande prima del fatale test di gravidanza. Constanza ama il cinema e, probabilmente, la decima musa ama lei.

Molta umanità cinematografica approfitta di un fatto personale per costruirci attorno qualcosa che abbia il senso di una pellicola. In verità è auto celebrazione bella e buona, ma è fatta passare per sperimentazione. Ognuno, comunque, usa l’habitat più congeniale a se stesso. Nessuno mai scriverebbe di un personaggio ai suoi opposti, la ricerca è più efficace se esplora un vissuto.

La giustificazione della ragazza è ben chiara: «Visto che la situazione mi inchioda a casa, io lavoro da casa». Una soluzione alla forzata astinenza. Okay, ci sta. Immaginiamo la passione di una giovanissima per un’arte che crea dipendenza e l’impossibilità di stare a lungo nei box.

Anche negli attimi della prima sofferenza la voglia di piazzare una cinepresa è tanta, nonostante il dolore. L’avrò sistemata con la giusta in quadratura? Si chiede.

Siamo gente abituata a lasciare tracce: dal piatto col granchio blu sopra, uno scatto dal ristorante stellato (che fa fico), a una qualunque gestualità quotidiana diversa dalla routine. La condivisione è uno dei sintomi più evidenti di un vissuto contemporaneo dall’esibizione necessaria. Esisto se posto, altrimenti sono ai margini.

Constanza vuole arrivare al parto offrendo al pubblico la mutazione di un corpo. Lei lo vorrebbe naturale, il parto per l’appunto, ma le consigliano un cesareo, dà meno problemi.

Come diventare una buona madre? Digita la ragazza. Basta “gugolare” con attenzione e vien fuori di tutto: un sacco di domande a cui rispondere. Alla fine si tira la riga e compare la somma: esame superato.

La gestante dialoga con i volti di una fotografia sul comò, forse le sorelle, e pure con la statuina della Madonna. Emerge una preoccupazione: potrò ancora lavorare? Lo sta già facendo, Constanza, su!

Durante l’ecografia il battito del cuore di chi sta ancora al riparo dal mondo è la colonna sonora dell’ennesima ripresa. Difficile ragionare sul significato di questa freddezza nell’affrontare una regia come se al posto suo ci fosse un’altra. Già. Se però hai in testa e ben radicato un progetto, lo trascini in fondo a qualunque costo. Anche quando si avvicina la data, muoversi è sempre più faticoso e un corpo sformato appare davanti l’obiettivo come un Botero ingombrante. Mamma e nonna seguono con discrezione. Gli uomini — il padre suo e quello del bimbo — ne escono malconci. Figure sbiadite in sottofondo, destinate a scomparire per inefficienza.

Volendo, alle 10.30, il canadese “Plastic People: the Hidden Criss of Microplastic”. Alle 18 ci sarà l’anteprima nazionale di “Bright Future. “An American Pastoral”, alle 21, darà la buonanotte al pubblico. Programma completo sul sito www.pordenonedocsfest.it. —

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