Da un larice sdradicato dalla tempesta Mauro Corona crea una statua di Gesù alta 4 metri

L’enorme figura intagliata fa adesso bella mostra di sé a casera Mela, in Val Zemola. Una decina d’anni fa al passo Sant’Osvaldo un’iniziativa simile, rovinata dai vandali

Gesù ricavato da un albero abbattuto dalla tempesta Vaia: la nuova scultura di Mauro Corona

Un simbolo di speranza e rinascita ma anche di attaccamento ai valori in tempo di crisi: Mauro Corona ha voluto concretizzare questo concetto in un Cristo di 4 metri di altezza, interamente scolpito in un albero danneggiata dalla tempesta di Ognissanti.

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L’enorme figura intagliata nel tronco di un larice fa bella mostra di sé a casera Mela, nel cuore della Val Zemola. Qui, nella sua Erto, l’alpinista ha dato testimonianza della propria abilità artistica ma anche di notevole inventiva. Lo scorso novembre, dopo pochi giorni dal fortunale Vaia, Corona è salito in zona e ha constatato la desolazione provocata dal maltempo. In mezzo a ceppaie e alberi divelti, lo scrittore ertano ha individuato un larice gravemente colpito ma ancora in piedi.

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Ha quindi scavato qualche abbozzo di massima, lasciando incompiuta l’opera a causa dell’imminente arrivo dell’inverno.

Qualche giorno fa la svolta: di buon mattino l’artista ha preso la motosega ed è risalito a casera Mela. La corteccia della pianta è stata così “sostituita” da un Cristo che a braccia aperte pare rivolgersi agli escursionisti del vicino sentiero. Sui social circolano già i primi commenti dei visitatori, anche stranieri, che nelle ultime ore si sono imbattuti nell’imponente statua.

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Tutti parlano di un’immagine quasi viva, che sembra parlare e che induce alla serenità. Del resto era proprio questo il messaggio che l’autore voleva dare alla gente di passaggio ma anche a chi tra queste montagne vive e lavora tutti i giorni. Mauro Corona è infatti noto per le sue battaglie a favore della montagna, ritenuta dall’artista sempre più abbandonata a se stessa da parte delle istituzioni.

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Per settimane lo scrittore di Erto è comparso in televisione dagli schermi della trasmissione di Raitre Cartabianca, invocando maggiore attenzione nei confronti delle popolazioni alpine. La tempesta Vaia ha creato malumori tra gli abitanti e i piccoli imprenditori, con attività agricole e pastorali che hanno rischiato di scomparire sotto il peso della burocrazia e dei tempi troppo lunghi della macchina amministrativa.



Serviva quindi un appello ad avere fiducia in qualcosa di più grande e antico, come per l’appunto il Cristo a cui la Val Vajont è da sempre estremamente legata. Un’esperienza simile venne portata a termine una decina di anni fa al passo di Sant’Osvaldo, a cavallo tra i territori di Cimolais e Erto e Casso. Purtroppo però l’esito dell’iniziativa dovette fare i conti con i vandali.

In quell’occasione Corona e il compaesano Pietro Martinelli Caporal intagliarono il volto di Gesù su un faggio cresciuto a pochi metri di distanza dall’omonima chiesetta del passo, lungo l’ex statale 251 della Valcellina – Val di Zoldo. In poco tempo la scultura divenne un richiamo per turisti, con decine di fotografie e persino qualche mazzo di fiori deposto ai piedi dell’albero dai devoti. Sino a che una notte degli ignoti non rovinarono il tutto a colpi di ascia.

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I due artisti del paese non vollero intagliare un nuovo volto sacro anche per non innescare una sorta di “sfida” continua con i teppisti. Oggi, a più di un decennio di distanza, la pianta è cresciuta in altezza ma la corteccia lascia ancora intravvedere la ferita di quell’insensato raid.

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