Il fratello di Liliana Resinovich torna a puntare il dito sul marito

Sergio insiste sull’aspetto dei soldi della donna: «Sicuro che sia stato un brutale femminicidio»

Liliana Resinovich e Sebastiano Visintin
Liliana Resinovich e Sebastiano Visintin

Dopo oltre tre anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich, il fratello Sergio continua a puntare il dito contro il cognato Sebastiano Visintin, dicendosi certo di un suo coinvolgimento nella morte della donna. Non solo: si dice sicuro che un ruolo nella vicenda possa averlo avuto anche il figlio dell’uomo, già tirato in ballo dalla famiglia di Liliana all’inizio del caso. Il motivo, a suo avviso, sarebbe stato di carattere economico.

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Liliana Resinovich

Le accuse non sono certo nuove: l’11 febbraio 2022, a qualche settimana dal ritrovamento del corpo della donna, il fratello di Lilly le aveva già messe nero su bianco in una lettera inviata alla Procura di Trieste. In quel documento – allora a supportare legalmente l’uomo era l’avvocato Luigi Fladati – Sergio Resinovich aveva fatto i nomi dei due uomini descrivendoli come interessati al denaro della donna, titolare di una buona pensione da ex dipendente regionale. Nella lettera si sosteneva che il figlio di Visintin chiedesse i soldi al padre e questi li chiedesse a sua volta alla donna, che rifiutando avrebbe innescato tensioni e frizioni nella coppia.

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Liliana Resinovich

I diretti interessati – che sono stati oggetto di approfondimenti da parte della Procura, ma mai indagati – avevano già allora smentito. Dopo che il team dell’antropologa forense Cristina Cattaneo ha depositato la nuova consulenza medico legale che indica come la morte di Liliana sia avvenuta per mano altrui - e dunque che si tratti di omicidio - il fratello della donna in queste settimane ha ripreso a ribadire con più forza quella più volte espressa convinzione.

L’ha ripetuta anche oggi, 24 marzo, all’agenzia Ansa. «Sono sicuro che si sia trattato di un vigliacco e brutale femminicidio – le parole dell’uomo riportate dall’agenzia – e credo occorra fare indagini sul mio ex cognato Sebastiano Visintin». Motivo: «Non voleva perdere il controllo su di lei né la stabilità economica che il rapporto comportava». Sergio Resinovich aggiunge che di conseguenza «bisognerebbe indagare anche sui rapporti col figlio di Visintin, sua moglie e la cerchia dei loro amici».

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Una foto di Liliana Resinovich

Piergiorgio Visintin, figlio di Sebastiano, si è sottoposto già nel 2023 al prelievo del Dna. La sua figura nell’indagine non è stata totalmente ignorata. In uno dei 25 punti che il gip Luigi Dainotti aveva chiesto di approfondire respingendo la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, aveva inserito anche l’analisi dei tabulati del giovane Visintin, e in un altro aveva disposto venissero prese informazioni circa la presenza di contanti nell’abitazione di via Verrocchio, dove la coppia Resinovich-Visintin viveva. Nulla è emerso dagli accertamenti, a quanto risulta. Ma il fratello di Lilly ora torna a ricordare - come già anni fa - l’episodio dei «20 mila euro in contanti visti a casa di Liliana e di Visintin e che oggi mancano all’appello».

Piergiorgio Visintin, che da quasi tre anni non ha rapporti col padre e non rilascia dichiarazioni, alle prime accuse di Resinovich, al Piccolo già nel 2022 aveva sottolineato che non vedeva Liliana «da più di tre anni. Non avevo rapporti con lei e non le ho mai chiesto soldi. Anzi, è proprio Sergio quello che riceveva soldi da sua sorella. Mi risulta – aveva aggiunto – che lei gli pagava il mutuo e gli dava una mano. Ripeto, non frequento Liliana né mio padre da anni. Non c’entro niente». Intanto il fratello di Liliana ora si dice pronto a difendere la sua iniziativa «davanti a tutti e non mi fermerò davanti a nulla: voglio sapere chi è il colpevole».

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