Milan e i suoi fratelli: ecco Bais
Il trentino vince sul Gran Sasso: correva nel Team Friuli con la maglia ciclamino
Che arriva, lo abbraccia e lo incorona: «Se la merita proprio è un gran corridore»

CAMPO IMPERATORE. Il profumo degli arrosticini sulla griglia sbarcati in quota dalla funivia del Gran Sasso è inconfondibile. La gente che sale è tanta, perché la pioggia attesa non arriva e spunta addirittura dalle nubi qualche raggio di sole. E poi Campo Imperatore, la montagna in cui vinse Pantani al Giro 1999, è uno degli arrivi da circoletto rosso. Perché la salita non è certo impossibile, solo gli ultimi 4 km sono impegnativi, ma si tratta di una salita infinita perché la strada inizia a salire a 26 km dalla conclusione anche se i metri di dislivello sono solo mille. Insomma, sei giorni dopo il via del Giro si aspettano verdetti importanti in chiave maglia rosa. Evenepoel cercherà un attacco? Roglic proverà a dare un primo segnale in questo Giro? Almeida reggerà in salita? E gli Ineos? E ancora: la maglia rosa vichinga Leknessund supererà il Gran Sasso?
No, il Gran Sasso ha partorito un topolino, i big non si sono dati battaglia, ma questo incredibile Giro d’Italia targato Friuli propone un altro capitolo, tutt’altro che banale.
Se ne vanno tre fuggitivi, uno di questi è trentino e si chiama Davide Bais. E allora? Semplice, il 25enne della Eolo, ha corso la categoria degli Under 23 nel Team Friuli, nel 2020 ha vinto pure il titolo italiano nella cronosquadre con Andrea Pietrobon, Giovanni Aleotti (ora alla Bora e purtroppo ritiratosi ieri per Covid) e soprattutto Jonathan Milan, per cui spesso tirava le volate.
E allora? Prima prova la fuga il fratello Mattia, anche lui alla Eolo, poi Davide ce la fa assieme a Simone Petilli (Intermarche) e Karel Vacek (Corratec). Si prende un vantaggione di 14 minuti e si gioca la vittoria finale negli ultimi 3-4 km impegnativi tra due muri di neve. Dove nel 1999 vinse Pantani (anche se sul versante più duro dell’Aquila), ma dove ieri il gruppo dei big ha deciso di optare per uno zero a zero senza reti regalando un altro giorno in rosa al norvegese. I big si guardano, ormai proiettati alla crono di 30 km di domani a Cesena (ma se Remco Evenepoel andrà come in quella inaugurale saranno dolori per tutti) davanti Davide sogna. E sogna. E vince. Lo sprint è deciso, batte Petilli e Vacek. Fa festa.
«All’inizio non mi davo alcuna possibilità, ma, mano a mano che passavano i chilometri, mi sono reso conto che poteva essere la giornata buona. È la prima vittoria tra i pro. Sono strafelice», dice. Arriva il fratello Mattia, abbraccio.
Poi, con il gruppo dei velocisti a 25’ eccolo Jonathan. Milan è ancora in maglia ciclamino, si ritrova nella zona del podio per la premiazione il vecchhio compagno del Team Friuli e scatta un abbraccio bellissimo.
Nel frattempo sull’asse Friuli-Abruzzo partono decine di whatsapp. Renzo Boscolo e Roberto Bressan, artefici di quello straordinario incubatore di talenti che è il Tam Friuli inviano foto dei loro ragazzi che ora stanno monopolizzando il Giro d’Italia. Chiama il presidente della Federciclismo Fvg, Stefano Badolin, che ha per le mani una miniera d’oro. Bais, appena sente Team Friuli nella conferenza stampa ha parole di miele per il suo ex team biancoero: «Se sono qui e ho vinto una tappa al Giro d’Italia coronando il mio sogno lo devo a quella straordinaria famiglia che ho trovato in Friuli». Inevitabile la domanda su Jonathan Milan. «È un campione e si vedeva che lo sarebbe diventato quando correvamo insieme. Appena ci siamo visti sul podio ci siamo abbracciati. Sapevo che sarebbe diventato un grande velocista, bastava correrci a fianco per capirlo».
Poteva mancare la chiosa finale con uno dei simboli di questo Giro, il fuoriclasse di Buja maglia ciclamino? «Mancavano 5 km dalla fine - racconta – ero nel gruppetto dei velocisti. Ho visto gli Eolo esultare per la vittoria di un Bais. Ha vinto Davide e sono felice, perché è fortissimo e se lo merita».
Fa festa anche il team manager della Eolo Ivan Basso. Che aggiunge. «Grazie Team Friuli, una squadra che fa le cose seriamente ed è la più bella realtà del nostro ciclismo giovanile». E detto da mister Zoncolan 2010...
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