Cinque anni senza Giulio, la fiaccolata silenziosa e l'appello dei genitori: "Troppi schiaffi dall'Egitto, richiamate l'ambasciatore"
L’appello di Paola e Claudio Regeni, genitori del ricercatore torturato e ucciso al Cairo. A Fiumicello con 33 fiammelle accese davanti al municipio

Bonaventura Monfalcone-25.01.2021 Incontro e Fiaccolata per Giulio Regeni-Fiumicello-foto di Katia Bonaventura
FIUMICELLO. «Dalle istituzioni politiche abbiamo sentito tante parole ma non sono seguiti i fatti. Abbiamo sentito anche bugie, come le parole dell’ex presidente del Consiglio che disse di essere stato avvisato appena il 31 gennaio della scomparsa di Giulio, dai dati che abbiamo ci sembra impossibile».
Chiaro il riferimento a Matteo Renzi, che all’epoca dei fatti governava l’Italia. Con la determinazione di sempre Paola Deffendi e Claudio Regeni, nella chiesa di San Valentino, a Fiumicello, sono tornati a chiedere verità e giustizia per il figlio Giulio sequestrato, torturato e ucciso al Cairo cinque anni fa. I genitori del ricercatore che, come ha ripetuto la madre, ha subito tutto il male del mondo, a pochi mesi dall’udienza preliminare fissata al 29 aprile per i quattro agenti dei servizi segreti accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso Giulio, hanno chiesto che «nessuno si costituisca parte civile, significherebbe mettersi dalla parte di chi ci ostacola». Hanno definito inaccettabile che «si continui a fare affari con l’Egitto e non si richiami l’ambasciatore».
Chiaro il riferimento a Matteo Renzi, che all’epoca dei fatti governava l’Italia. Con la determinazione di sempre Paola Deffendi e Claudio Regeni, nella chiesa di San Valentino, a Fiumicello, sono tornati a chiedere verità e giustizia per il figlio Giulio sequestrato, torturato e ucciso al Cairo cinque anni fa. I genitori del ricercatore che, come ha ripetuto la madre, ha subito tutto il male del mondo, a pochi mesi dall’udienza preliminare fissata al 29 aprile per i quattro agenti dei servizi segreti accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso Giulio, hanno chiesto che «nessuno si costituisca parte civile, significherebbe mettersi dalla parte di chi ci ostacola». Hanno definito inaccettabile che «si continui a fare affari con l’Egitto e non si richiami l’ambasciatore».
Fiaccolata per Giulio, cinque anni senza la verità sulla morte del ricercatore friulano
L’appello è stato rafforzato dall’avvocato Alessandra Ballerini: di fronte alla «costante e plateale assenza di collaborazione da parte del regime che non risponde alla rogatoria del 29 aprile 2019 e non ha voluto fornire l’elezione di domicilio dei 5 funzionari della National security iscritti nel registro degli indagati due anni fa, crediamo che il nostro governo debba prendere atto di questo ennesimo schiaffo in faccia e richiamare immediatamente l’ambasciatore».
In una serata gelida, segnata dalle misure di contenimento della pandemia, 33 fiammelle, tante quanti gli anni che oggi avrebbe Giulio, si sono accese per rinnovare l’appello che il popolo giallo (il colore di Amnesty international) non smette di ripetere: verità e giustizia per tutti i Giulio che subiscono violenze nel mondo. A reggere una fiammella c’era anche il presidente della Camera, Roberto Fico, l’unico – queste le parole di Claudio Regeni – «che ha portato avanti con convinzione la richiesta di verità e giustizia». E lo stesso Fico arrivando dal parco scolastico intitolato a Giulio dove sono state inaugurate le panchine gialle attorno alla quercia di Giulio, ha condiviso il messaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per avere «piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane». La revisione della legge che definisce i criteri per la vendita delle armi e la difesa dei diritti umani non sono più punti rinviabili dalle agende italiana e europea anche secondo Fico convinto che se si agirà «come Europa faremo un bel servizio al mondo».
È stata una commemorazione insolita non solo per il luogo in cui si è svolta. Nella chiesa trasformata in un’aula, dopo i parroci don Luigi Fontanot e Pierluigi Di Piazza, sono intervenuti sostenitori vecchi e nuovi della battaglia contro l’oblio che, come ha sottolineato il presidente della Federazione nazionale della stampa (Fnsi) Giuseppe Giulietti, la famiglia Regeni vuole vincere. E citando le parole di Gramsci e del Papa, Giulietti ha invitato tutti a essere partigiani, a sottoscrivere l’appello per dire no alla vendita delle armi all’Egitto. La richiesta continuerà a essere rinnovata dalla scorta mediatica che non si scioglierà: «Smettere di accendere i riflettori su verità e giustizia per Giulio Regeni – ha avvisato Giulietti – sarebbe un atto di tradimento nei confronti della comunità». Analogo l’impegno manifestato da Pif, l’attore che un anno fa ha recuperato la bicicletta di Giulio a Cambridge, del regista Ascanio Celestini, dei giornalisti Giuliano Foschini e Matteo Macor e di Aboubakar Soumahoro, il fondatore della Lega Braccianti che ha portato la solidarietà dei lavoratori.
Anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ha sollecitato il governo italiano a portare «avanti con fermezza la pretesa di verità per Giulio Regeni, spezzando quella catena di omertà e reticenza che ancora oggi impedisce di dare un nome ai colpevoli del sequestro e dell’omicidio del nostro corregionale». In chiusura l’avvocato Ballerini ha ripercorso la battaglia giudiziaria ricordando che il 29 aprile inizierà un processo, ma la strada è lunga perché anche il «fascicolo contro ignoti deve riempirsi di nomi». E alle 19.41 l’ora in cui il 25 gennaio 2016 Giulio inviò l’ultimo messaggio, 33 fiammelle si sono accese sulle note di “Imagine”. È seguito un minuto di silenzio.
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