Lavoro e Under 30: sì, le aziende hanno un grosso pregiudizio sulla GenZ

I giovani dovrebbero essere il cuore di questo periodo di trasformazione del mondo del lavoro, ma proprio nei confronti di questa realtà molti si sentono corpi estranei non accolti

Giovanni Flaibani, Liceo Copernico
I giovani richiedono formazione continua e work-life balance: avere anche il tempo di sviluppare i propri interessi, utili per il lavoro stesso
I giovani richiedono formazione continua e work-life balance: avere anche il tempo di sviluppare i propri interessi, utili per il lavoro stesso

La frattura comunicativa tra mondo del lavoro e giovani è davvero così marcata? Il tema è più che mai di attualità: la transizione verso un'era in cui verranno riscritte le regole del lavoro sotto molteplici punti di vista, dalla digitalizzazione ai nuovi linguaggi di comunicazione, passando per i nuovi mezzi di informazione e senza dimenticarci dell'incombente incognita delle intelligenze artificiali, impone un'attenta riflessione sull'argomento.

Il paradosso è racchiuso qua. I giovani dovrebbero essere il cuore di questo periodo di trasformazione del mondo del lavoro, ma proprio nei confronti di questa realtà molti si sentono corpi estranei non accolti.

C'è una parola che più di altre spicca nei discorsi sul tema. Pregiudizio

Il mondo del lavoro si delinea agli occhi degli under30 come il sistema incapace di metterli nelle condizioni di esercitare la propria professione, lo stesso che impone loro uno stipendio medio inferiore a 14000€ all'anno. Circa il 70% dei giovani, inoltre, afferma che, se la situazione economica non migliora, non saranno in grado di acquistare una casa o metter su famiglia.

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Ma i dati dell'Inps non si limitano a questo ed evidenziano un panorama che, nonostante una situazione economica stagnante (come denunciato, ad esempio, anche in occasione di Top500), gli stipendi degli under30 sono quelli che in assoluto sono cresciuti maggiormente nel panorama italiano, +8.4% dal 2019.

Alcuni passi verso un appianamento delle differenze salariali sono stati fatti.

La domanda allora si inverte: non è che siamo noi giovani ad avere pregiudizi sul mondo del lavoro

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