Capitan Rota dice 200: «La Gesteco è scolpita nel mio cuore»
Domenica 6 aprile al Paladozza di Bologna taglierà il traguardo delle 200 presenze in maglia gialloblù: «Questa è la mia casa»

Nello sport sono tanti i modi per scrivere la storia. A strappare la scena nel mondo dei social media sono le prestazioni individuali, le prove estemporanee, i fotogrammi in grado di attirare l’attenzione di un vasto pubblico in brevissimo tempo. Frammenti che brillano per qualche ora, al massimo qualche giorno, e poi si perdono nell’oblio di una galassia composta da tante comete, magnifiche per un solo istante.
Esistono però anche storie fatte di anni di lavoro e di appartenenza, che brillano per sempre nella memoria di chi le ha vissute. Domenica 6 apirle al PalaDozza di Bologna si scriverà una di queste storie: Eugenio Rota scenderà in campo per la 200ª volta con la maglia della Ueb Gesteco Cividale, nella 200ª apparizione ufficiale della società ducale. 200/200, il trionfo di chi c’è sempre stato.
Capitano, domenica la aspetta un traguardo importante: saranno 200.
«I numeri per me contano il giusto, ma cinque anni non sono pochi. Sono una persona molto legata al lavoro, alla fatica. Il mio approccio è quello di esserci sempre, in qualche modo. Cividale adesso è casa. All’inizio vivevo a Gagliano, anno dopo anno mi sono sempre più avvicinato al cuore della città, anche fisicamente (ride, ndr)».
In questo percorso il punto di partenza si chiama Stefano Pillastrini: quanto è stato importante?
«È stata la primissima persona che ho sentito prima di arrivare qui. Mi ha telefonato ancora prima di aver deciso di accettare l’offerta. Io gli ho detto di sì senza nemmeno pensarci, a lui devo tutto. Penso che in qualunque percorso ci sia una dose di fortuna: la mia è stata incontrare Pilla in un quel momento della vita».
In termini di continuità lo hai battuto: domenica 6 aprile sarete 200 a 197.
«È vero! (ride, ndr) Credo sia singolare. C’è stato quell’inghippo del Covid, in Coppa Italia nel 2021/22 in B, e Pilla ha dovuto abdicare per 3 partite».
E il primo ricordo del presidente Micalich, invece?
«L’ho conosciuto al pre-raduno di Lignano, situazione surreale post Covid. Mi ha subito trasmesso una grandissima passione e voglia di fare».
Quali sono il ricordo più positivo e negativo di questa avventura?
«Il più positivo non può che essere la vittoria del campionato. Come gruppo ne avevamo passate veramente tante, avevamo perso 3 finali e vincere è stato un momento liberatorio, di pura felicità. Dopo tanta fatica finalmente eravamo arrivati al nostro obiettivo. Il momento peggiore invece è stata la sconfitta nello scontro diretto contro Orzinuovi, l’anno scorso. Eravamo penultimi, loro ultimi e abbiamo rischiato di perdere di 20. Non riuscivamo ad esprimerci come potevamo, io in primis che mi sentivo molto artefice del momento negativo. Sento molto il legame con la città e per me è stato difficile».
Nella 200ª gara sfiderete Leonardo Battistini, uno che con voi ha conquistato la A2. Un bello scherzo del destino.
«Leo è una persona speciale, per la persona e per il percorso di crescita che ha avuto qui. È stata la persona che ho insultato di più e allo stesso tempo quella a cui ho voluto più bene con cui io abbia mai giocato. È una persona rara, estremamente vera, senza filtri e in questi casi è facile scontrarsi, ma ciò rende anche più intenso e prezioso quello che abbiamo vissuto».
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