L’ex bianconero Felipe spinge l’Udinese verso l’Europa: libera di osare
Il difensore brasiliano ricorda le cavalcate in Coppa della squadra di Spalletti. «Appena raggiunta la salvezza svaniva la pressione»
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«Appena raggiunta la salvezza svaniva la pressione e giocavamo liberi di osare, ma il bello è che si arrivava in Europa da sfavoriti facendo sempre più paura alle avversarie».
Felipe Dal Bello si emoziona ancora al ricordo delle cavalcate verso l’Europa vissute in maglia bianconera, ma soprattutto sta riconoscendo nell’Udinese di Runjaic le condizioni necessarie per intraprendere la volata che comincerà dalla sfida di sabato 1 marzo al Parma, ospite ai Rizzi alle 20.45.
Felipe, l’Udinese può puntare al sesto posto che vale la Conference, recitando il ruolo di underdog?
«Sì, perché la salvezza è già acquisita. Chi gioca a Udine avverte la pressione di conquistare l’obiettivo stagionale per eccellenza, ma una volta tolto il macigno di dosso cambia tutto. Adesso ci sono ancora dodici partite da giocare, quindi si può fare».
Quali aspetti saranno fondamentali per non piantarsi sui pedali?
«Sfruttare il calendario, con partite abbordabili sulla carta in casa con Parma e Verona, e consolidare il gioco che tra l’altro la squadra ha sempre avuto grazie alle idee di Runjaic. La differenza è che adesso questa squadra è bella a vedersi, e significa che i ragazzi si stanno divertendo dopo avere piazzato lo scatto decisivo per la salvezza. Ci sono 6 punti dal sesto posto e quindi tutto è possibile anche perché chi deve affrontare l’Udinese sa di vedersela contro una squadra in forma».
Lei che ci è passato può ricordare cosa deve invece scattare in spogliatoio per compiere una gran volata?
«Dipende tutto dai giocatori che adesso possono darsi dei nuovi obiettivi. La domanda cruciale è: cosa vogliamo fare adesso? Vivacchiamo? Oppure diamo il massimo divertendoci? La motivazione quindi se la dà il gruppo, ma è anche importante non passare dall’ossessione della salvezza a quella della ricerca dell’Europa. Anzi, bisogna continuare a divertirsi rispettando l’idea di gioco e la gestione del gruppo».
Si riferisce al caso Lucca?
«Sì, e secondo me è stato gestito benissimo da parte dei dirigenti e del mister che aveva già pronto il cambio prima ancora di tirare il rigore. Anche la comunicazione mi è piaciuta e conoscendo Inler sono sicuro del grande lavoro fatto all’interno, in spogliatoio. A parte questa prova di compattezza io vedo un’Udinese attrezzata sul piano del gioco».
Merito del nuovo modulo, il 4-4-2?
«Merito delle variazioni, perché l’Udinese ha cambiato tanto finora e non è mai la stessa. Adesso la linea arretrata è a quattro, ma si imposta a tre. Solet è fortissimo, non butta mai via una palla e assieme a Bijol possono giocare a due al centro, in modo da allargare Kristensen. In avanti Thauvin sta dando massima disponibilità da esterno, e non era scontato perché comunque da quella posizione deve rientrare».
Felipe, la volata può quindi cominciare dal Parma che ha già battuto il Bologna col nuovo allenatore Chivu.
«È un Parma rinnovato soprattutto nelle motivazioni, perché quando si cambia il tecnico si riparte da zero».
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