Mangiare i cavoli tre volte la settimana serve per alzare le difese immunitarie

Tra le verdure e gli ortaggi sono quelli che hanno effetti  più benefici sulla salute per la presenza di vitamina C

Sebbene si cominci ad apprezzare un lento allungarsi delle giornate siamo ancora in pieno inverno che, fortunatamente, ci regala prodotti gustosi, nutrienti e – cosa che non guasta – economici.

Sul fronte della salute, al pari, molti degli ingredienti del paniere di febbraio ci aiutano a intraprendere il percorso della depurazione proprio in vista del cambio di stagione e sono soprattutto utili al rafforzamento delle difese immunitarie. L’indicazione di mangiare verdura di stagione arriva anche dall’Organizzazione mondiale della sanità proprio per evitare la carenza di micronutrienti come vitamine e polifenoli, che aiutano il fisico a difendersi da virus e batteri.

L’inverno regala tutta la serie degli ortaggi appartenenti alla grande famiglia delle brassicacee o crucifere, per la forma a croce del loro fiore - quella dei cavoli per intendersi - che abbondano di vitamina C, un micronutriente che si deteriora con il calore. In Friuli Venezia Giulia, zona tra le più fredde e piovose della Penisola, gli orti e i banchi dei mercati offrono un assortimento vasto di cavoli, declinato in molte forme e colori, dal verde e saporito romanesco alle varietà più bizzarre. Il consiglio degli esperti è di consumarli “croccanti” o crudi, operazione che riesce facile in particolare con il cavolo cappuccio rosso.

Cavolini di Bruxelles, broccoletti, cavolfiore, cime di rapa o cavolo verza contengono anche folati e carotenoidi. Il tipico odore delle brassicacee testimonia la presenza di una molecola di zolfo che forma la struttura dei glucosinolati, sostanze su cui si sta concentrando la ricerca sulla prevenzione oncologica. L’Università olandese di Wageningen ha preso in esame alcune indagini che dimostrano come aumentare il consumo di cavoli, broccoli, cavolfiori o cavolini di Bruxelles possa abbassare l’incidenza di tumore a polmone, pancreas, vescica, prostata, tiroide, pelle, stomaco, mammella.

A proposito di difese immunitarie, una vera autorità in materia è Eliana Liotta, giornalista, scrittrice e divulgatrice scientifica. Durante la settimana, consiglia l’esperta, «non dovrebbero mancare almeno tre o quattro porzioni di cavoli o altri componenti della famiglia per erigere una buona barriera protettiva. L’80 per cento delle cellule immunitarie sta nell’intestino», spiega Liotta che perora anche la causa dei cibi fermentati. Vi risiede la comunità più ampia di batteri del nostro organismo che si chiama microbiota, la “vecchia” flora batterica, comunità che ci aiuta nella digestione, fabbrica vitamine.

È importante avere una comunità batterica popolosa e varia che viene arricchita dai cibi fermentati. Mentre i batteri dello yogurt vengono “bruciati” dagli acidi dello stomaco, questo non avviene per quelli presenti in fermentati come i crauti o le rape acide. Ora c’è un grande ritorno a questi cibi proprio perché determinano un funzionamento diretto del sistema immunitario». La fermentazione è anche una tecnica di conservazione un tempo era molto usata. Per questo nei prodotti tipici della nostra regione rientrano i crauti (cavolo cappuccio inacidito) consumati nell’area giuliana e la brovada (rape fermentate nelle vinacce) che invece si usa di più in Friuli.

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